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L’Expo supera quota 16 milioni

MILANO – Mentre la società Expo guarda con soddisfazione ai dati di settembre, con 16,5 milioni di ingressi complessivi, a Palazzo Marino si respira un po’ di tensione relativamente alla questione dei terreni dell’evento universale, che dovranno (auspicabilmente) trasformarsi in una cittadella dell’innovazione, della ricerca e forse pure dell’amministrazione. Il destino di quel milione e mezzo di metri quadrati, acquistato per 160 milioni con prestito bancario, potrebbe essere meglio definito nella prossima riunione che si terrà a Palazzo Chigi: per ora la data fissata è l’8 ottobre, ma l’agenda è ancora provvisoria. Saranno presenti il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il governatore lombardo Roberto Maroni, il ministro all’Agricoltura Maurizio Martina e i rappresentanti del Mef.
Sul tavolo, come priorità, ci sarà ancora la questione della governance, cioè l’ingresso del ministero dell’Economia e delle finanze nell’azionariato della società Arexpo, proprietaria dei terreni e controllata attualmente da Regione Lombardia e Comune di Milano con quota paritetica (37%). Quote e investimenti dovrebbero essere messi a punto entro la fine del mese, e la soluzione più probabile è che i tre azionisti pubblici – Comune, Regione e governo – arrivino a detenere una stessa percentuale.
La seconda questione è chi guiderà la nuova compagine. Il nome più forte è attualmente quello del commissario unico di Expo Giuseppe Sala, di cui si era parlato anche come potenziale candidato sindaco del centrosinistra per le amministrative di Milano ma che probabilmente sta già guardando ad altro. Più volte ha detto di voler rimanere concentrato sull’Expo almeno fino a fine dicembre, assicurando la prima fase di dismissione dei padiglioni. E questo è ormai visto da molti come una rinuncia alla politica.
Ieri tuttavia Sala ha detto di «voler rimanere nel pubblico», durante intervista radiofonica. Nessun riferimento a incarichi precisi. Alcuni suoi collaboratori parlano di un suo interesse per il turismo. «Avendo lavorato tanto nel mondo privato, ho fatto l’ad della Pirelli Pneumatici e il dg di Telecom Italia, ho sempre girato per il mondo e penso di potermela cavare, ma da quando sono nel pubblico ho assaporato il piacere di fare qualcosa per gli altri e vorrei rimanerci». Le interpretazioni sono aperte. La cosa sicura è che a Palazzo Marino (e non solo) lo ritengono come l’uomo giusto per il progetto del dopo-Expo.
Progetto complicato e un’eredità pesante per la prossima amministrazione: le banche chiedono la restituzione dei 160 milioni; le aree non possono essere vendute al di sotto dei 320 milioni a seguito dell’infrastrutturazione (come stabilito dalla Corte dei conti) e un bando è già andato deserto; tanti soggetti, tra cui l’università Statale, si sono fatti avanti, ma nessuno parla di risorse finanziarie.
Intanto la società Expo ieri ha comunicato che «al 30 settembre i biglietti emessi dalla piattaforma ticketing ammontano a 18.409.430. Inoltre il mese di settembre chiude con 4,3 milioni di accessi, portando il totale a quota 16,5 milioni». Vengono sottratti gli accrediti e viene aggiunto un 4% per tener conto degli ingressi non registrati per problemi tecnici. Il traguardo dei 20 milioni si avvicina, anche se ancora mancano i dati di bilancio.

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