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L’Exor lascia l’Italia la finanziaria degli Agnelli si trasferisce in Olanda

Exor, la finanziaria degli Agnelli, lascia l’Italia e si trasferisce in Olanda. La segue un’altra cassaforte, la «Giovanni Agnelli sapaz », che governa le azioni della Famiglia in Exor. Il trasloco segue quelli analoghi di Cnh nel 2012 e Fca nel 2013. E’ motivato, dice John Elkann, dalla «necessità di semplificare l’organizzazione del gruppo così come hanno già fatto i nostri principali investimenti». Sede legale e fiscale ad Amsterdam dunque (a differenza di Fca che ha la sede fiscale a Londra) e chiusura degli uffici Exor italiani. Tecnicamente l’operazione verrà avviata il 3 settembre con l’ultima assemblea italiana degli azionisti della finanziaria, al Lingotto di Torino. Entro fine 2016 le attuali azioni Exor verrano scambiate con le nuove azioni Exor Bv, una società di diritto olandese interamente posseduta dall’Exor italiana. Gli azionisti che non intendessero accettare il trasferimento della sede legale potranno esercitare il diritto di recesso ottenendo in cambio da Exor un pagamento di 31,2 euro per azione. Ieri il valore del titolo (prima dell’annuncio del trasferimento) era di 33,5 euro. L’operazione non sarà valida se il valore delle azioni portate al recesso supererà i 400 milioni di euro, pari a 12,8 milioni di azioni, vale a dire il 5,3 per cento del capitale. Grazie alla legge olandese gli azionisti che detengono azioni Exor da più di 5 anni potranno quintuplicare i loro diritti di voto e addirittura decuplicarli dopo dieci anni di fedeltà.
L’esito dell’assemblea degli azionisti del 3 settembre è scontato perché proprio ieri la «Giovanni Agnelli sapaz», che controlla il 53 per cento delle azioni, ha fatto sapere di approvare l’operazione. La cassaforte di famiglia rifonderà gli azionisti che intedessero portare i titoli al recesso per un ammontare massimo di 100 milioni. Per pagare gli altri eventuali 300 è stato creato un gruppo di fondi e di imprenditori che acquisterebbero le azioni. Tra questi Bill Gates con la Cascade Investment, Jacob Rothschild e Nassef Sawiris. Presenze di peso che entrerebbero nella finanziaria aumentando i contatti internazionali di Exor e i rapporti degli Agnelli con la finanza internazionale. Presenze importanti anche in vista di quella grande fusione nel settore dell’automotive che John Elkann e Sergio Marchionne continuano a considerare necessaria almeno nel medio periodo. Per Elkann «i nostri principali investimenti hanno già riorganizzato le proprie strutture societarie ed è quindi naturale che Exor si allinei a loro». Controllare società di diritto olandese (come Fca, Cnh e la stessa Partner Re) e mantenere nella holding il diritto italiano è ormai considerata al Lingotto una complicazione. Exor continuerà comunque a mantenere la quotazione alla Borsa di Milano. «Non ci saranno conseguenze per le attività italiane del gruppo », fanno sapere da Torino aggiungendo che da quando Fca ha trasferito la sede in Olanda, nel 2013, l’occupazione e l’attività negli stabilimenti italiani è cresciuta. Il trasferimento di Exor è un atto di grande portata simbolica per Torino. In questi anni, dopo il trasloco della sede legale delle attività industriali, la presenza in città del principale azionista di Fca era considerata una garanzia per il territorio. Anche se al Lingotto si sottolinea che non ci saranno conseguenze per le attività torinesi e che anzi i vertici della famiglia continuano a mantenere la loro residenza in città, la notizia è stata accolta con qualche apprensione. Per Sergio Chiamparino, governatore del Piemonte e interlocutore privilegiato dei vertici Fca quando era sindaco di Torino, «vengono meno anche gli ultimi legami finanziari tra la famiglia Agnelli e la città. Sempre più dobbiamo lavorare per saper valorizzare il patrimonio industriale del distretto torinese anche se non siamo più identificabili come la città della Fiat». Più sfumato il commento della sindaca 5Stelle, Chiara Appendino: «Prendo atto delle rassicurazioni dell’azienda sugli investimenti sul territorio. Noi continueremo a lavorare per rilanciare la vocazione industriale della città».

Paolo Griseri

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