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L’Exit tax con doppia chance

Exit tax con doppia chance: sospensione (fino a un massimo di 10 anni) o rateizzazione in sei anni. Le imprese che spostano la residenza in un altro paese Ue potranno optare per entrambe le alternative. Nel primo caso le imposte dirette sulle plusvalenze latenti sulle aziende o i rami d’azienda che non confluiscano in una stabile organizzazione in Italia potranno essere versate al momento del realizzo. Nel caso di rateizzazione, invece, si pagherà in sei anni (e non più in 10). Le nuove regole saranno applicabili dal 2015. È quanto prevede il decreto dell’Economia 2 luglio 2014, pubblicato sulla G.U. n. 156 di ieri, che corregge le disposizioni in materia di exit tax già dettate dallo stesso ministero nell’agosto 2013.

In risposta a una procedura di infrazione, con il dm 2 agosto 2013 il Mef aveva disciplinato la previsione dei commi 2-quater e 2-quinquies dell’articolo 166 del Tuir. Tali norme, tuttavia, erano risultate di difficile applicazione, anche a causa della mancata adozione del provvedimento attuativo dell’Agenzia delle entrate. Il decreto pubblicato ieri conferma che le aziende italiane che si trasferiscono in uno Stato Ue (più Norvegia e Islanda) possono evitare di pagare immediatamente le imposte sulle plusvalenze insite nei componenti dell’azienda o nel complesso aziendale, cioè la differenza tra il costo fiscale di tali beni e il loro valore normale. Viene confermato che la sospensione o la rateizzazione del debito tributario non potranno riguardare i maggiori e i minori valori dei beni merce (compresi i titoli del circolante), i fondi in sospensione di imposta non ricostituiti nel patrimonio contabile della stabile organizzazione italiana, come pure gli altri componenti positivi e negativi che concorrono a formare il reddito dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia. Le imposte sulla plusvalenza vanno liquidate in via definitiva alla fine dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia (o di esistenza della stabile organizzazione italiana), senza tener conto delle minusvalenze e/o delle plusvalenze realizzate successivamente al trasferimento stesso. Il dm specifica i casi in cui le imposte sospese devono essere pagate per ciascuna tipologia di asset, anche tenendo conto dei periodi di ammortamento. Sarà considerato in ogni caso evento realizzativo il decorso di dieci anni dalla fine dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia. Tra le cause di decadenza dal beneficio vi sono le operazioni straordinarie, l’apertura di una procedura concorsuale o un ulteriore spostamento di residenza fiscale in uno Stato extra-Ue. Toccherà nuovamente alle Entrate individuare con provvedimento le modalità di esercizio dell’opzione, di prestazione delle garanzie ai fini della sospensione e di monitoraggio annuale delle plusvalenze “congelate” (che potrà avvenire in dichiarazione e/o con apposita comunicazione). Il decreto si applica ai trasferimenti di residenza effettuati nel periodo d’imposta che inizia successivamente a quello di pubblicazione in G.U. (quindi dal 2015 per i soggetti “solari”). Chiarito il regime transitorio dei trasferimenti effettuati antecedentemente sulla base del dm 2 agosto 2013: in caso di opzione per la rateizzazione l’imposta che residua all’inizio del 2015 sarà spalmata in sei rate annuali.

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