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L’exit strategy del Tesoro Fondo da 34,7 miliardi disponibile da gennaio

La “polizza” contro ogni eventuale ritardo, dovuto ai contrasti in Europa, del Recovery Fund sta all’interno della legge di Bilancio. Il Fondo di rotazione per l’attuazione del Next Generation Eu per 34,7 miliardi, una sorta di “Piano B”, consentirà di spendere immediatamente, fin dal 1° gennaio del prossimo anno, le risorse destinate al Paese. Il prospetto “bollinato” della legge di Bilancio cita esplicitamente la destinazione di parte di questi fondi: si tratta del pacchetto Transizione 4.0 (iperammortamento, superammortamento, credito d’imposta in software, credito d’imposta in beni immateriali, ricerca e formazione), in tutto più di 5 miliardi.
Così con il nuovo fondo Recovery da 34,7 miliardi, inserito nelle ultime ore, la Finanziaria sale dai 38-39 miliardi di cui si è detto fino ad oggi fino al livello di 73,6 miliardi. Appunto, come ha detto il ministro dell’Economia Gualtieri l’altro giorno, una manovra «mai vista in precedenza». Si tratta della rappresentazione contabile in base al “saldo netto da finanziare”, quello che si è usato di fatto fino ad oggi per parlare di 38-39 miliardi: cioè delle potenzialità della legge di Bilancio, pallettoni caricati ma che attendono che il Tesoro prema il grilletto. Il calcolo invece, senza Recovery fund, cioè al netto delle partite finanziarie, con il vecchio parametro di Maastricht dell’”indebitamento netto” fa invece 24,6 miliardi che si traducono in richieste al mercato di Bot e Btp.
In attesa dell’arrivo in Parlamento del Recovery plan, si attrezzano intanto le modalità della Ragioneria generale dello Stato che avrà il compito tecnico di raccogliere in tesoreria e smistare, un po’ come una filiale bancaria, i soldi che arriveranno da Bruxelles. Si lavora a ritmo incessante anche se neanche il Portogallo ha ancora finalizzato alla Commissione il suo Recovery plan e tutti sono alle prese con un work in progress segnato da una interlocuzione continua.
Tra i dossier aperti anche quello delle coperture di alcune leggi di spesa pluriennali, come l’assegno unico e gli sgravi del Sud. Le misure non sono contestate da Bruxelles che ha promosso la legge di Bilancio, ma si sollevano dubbi sulla capacità di crescita dell’economia italiana dal 2022 in poi e sulla possibilità che il gettito fiscale sostenga queste misure (la cosiddetta “retroazione”). Sul Pil tuttavia i moltiplicatori del Tesoro sono ben sicuri specialmente se dal prossimo anno in poi, come ha segnalato la Borsa, le cose vireranno al meglio.
Sul tavolo del Consiglio dei ministri atteso per oggi figurano altre misure d’emergenza. La prima è un potenziamento del Ristori Due, destinato a fornire risorse a fondo perduto alle categorie investite dal lockdown selettivo: il decreto, che servirà per estendere le misure alle nuove zone rosse, varrà 1,3 miliardi (prelevati nell’ambito degli scostamenti da 100 miliardi già effettuati) e che manterrà il deficit-Pil al 10,8 per cento già fissato. Poi ci sarà uno scostamento da 7 miliardi (dunque alla fine sono circa i 10 miliardi di cui si parlava) sempre sul 2020 per finanziare il decreto Ristori Tre. Il deficit arriverebbe all’11,2-11,3 per cento del Pil con incremento dello 0,4.
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