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L’ex Lucchini ai tempi supplementari

Scoprire le carte per valutare le reali intenzioni dei “giocatori”, cioè dei due pretendenti alla Lucchini di Piombino in amministrazione straordinaria. È quel che si attende dalla nuova riunione del comitato di sorveglianza, prevista per oggi al ministero dello Sviluppo economico, nello stesso giorno in cui il viceministro Claudio De Vincenti incontrerà i sindacati (che da tempo l’avevano chiesto). Sarà dunque una giornata “calda” sull’asse Roma-Piombino, che dovrebbe servire a chiarire il quadro delle offerte e a fare un passo avanti sulla strada della cessione dell’acciaieria toscana in crisi (altoforno spento dall’aprile scorso e 2mila dipendenti in contratto di solidarietà). 
Sul tavolo il commissario Piero Nardi metterà non solo la proposta del gruppo indiano Jindal south west (Jsw), come accaduto nella precedente riunione del comitato di sorveglianza del 13 ottobre; ma anche quella, arrivata nei giorni scorsi quando già i giochi sembravano fatti, della conglomerata Cevital (2,5 miliardi di euro di fatturato, 15mila dipendenti), vicina al governo algerino, che ha sparigliato le carte annunciando più di 400 milioni di investimenti, di cui 120 nel 2015, per il rilancio dell’acciaieria di Piombino. Il progetto industriale di Cevital farebbe leva sull’apertura di due forni elettrici e di un nuovo laminatoio (in aggiunta ai due esistenti), per una capacità a regime di due milioni di tonnellate all’anno, con la promessa di reimpiegare nel giro di due anni la maggior parte della manodopera esistente. Il progetto di Jws, invece, prevede di rilevare i laminatoi esistenti e 750 addetti, lasciando la porta aperta, sembra, a un forno elettrico da circa 600mila tonnellate e a un impianto di preriduzione, destinati a impiegare altre 500 persone. Ma il comitato di sorveglianza del 13 ottobre ha chiesto al gruppo indiano “miglioramenti e precisazioni dell’offerta”, e il dilemma che potrebbe sciogliersi oggi è proprio capire le reali intenzioni di Jsw. Se sarà disposto cioè a migliorare l’offerta vincolante già presentata, o se deciderà di abbandonare il progetto di fronte alle richieste di chiarimenti e alla concorrenza di altri.
«Sono offerte che aprono scenari industriali completamente diversi – afferma il presidente di Confindustria Livorno, Alberto Ricci – visto che una si fonda sul forno elettrico, mentre l’altra rientra nell’area a caldo. Nell’attesa che il commissario scelga quella più adatto a difendere i posti di lavoro, vorremmo però che fossero evitate entrate a gamba tesa che non tengono conto delle esigenze del territorio», aggiunge Ricci riferendosi alla posizione espressa da Federacciai, letta come uno stop alla proposta Cevital che prevede una produzione di due milioni di tonnellate. «Non si può mettere sull’altare il sacrificio di Piombino – aggiunge Ricci – per non turbare gli equilibri della produzione di acciaio. Chiunque è libero di esprimersi, ma rispettando il territorio».
Un territorio che vive col fiato sospeso la decisione sull’acquirente della Lucchini che toccherà, in via definitiva, al ministero dello Sviluppo economico e che porterà alla firma di un’intesa preliminare col il gruppo prescelto. Pochi, ormai, pensano che questo possa accadere nel giro di poche settimane. Più probabile che l’approfondimento delle due offerte richieda ancora del tempo e dunque ulteriori proroghe, nonostante i sindacati chiedano di fare presto e di chiudere entro il 15 novembre.
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