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L’evasione si combatte anche in condominio

Alcune riflessioni per l’ambito condominiale meritano il messaggio alla Confcommercio del nuovo direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, e quello successivo in sede di audizione in commissione Finanze del Senato del 29 luglio scorso; l’obiettivo sarebbe «un sistema di controllo fiscale che avrà bisogno della collaborazione di tutti coloro che dovranno trasmettere dati, a cominciare dai sostituti d’imposta».
L’ambito condominiale, secondo i dati esposti nel 2° rapporto Censis-Anaci di marzo 2006, muove un valore complessivo pari a un punto percentuale di Pil. Il ruolo di sostituto d’imposta di ogni condominio obbliga l’amministratore a presentare il modello 770, nel quale sono indicate le ritenute sulle retribuzioni dei dipendenti, le ritenute d’acconto del 20% sulle competenze professionali e quelle del 4% sui corrispettivi dei contratti d’appalto e d’opera.
Dagli ultimi dati forniti dal ministero dell’Economia (Direzione studi ricerche cconomico fiscali) per l’anno di imposta 2011 risulta che sono stati presentati circa 700mila dichiarazioni modello 770 a fronte di un milione di edifici in condominio; se si considera che l’obbligo della ritenuta per il sostituto è previsto in riferimento ai contratti di manutenzione ordinaria (obbligatoria) di impianti ascensore e riscaldamento, agli interventi idraulici, elettrici e murari, alla liquidazione di compensi a professionisti vari (compreso lo stesso amministratore), il linguaggio dei numeri evidenzia un elevato fenomeno di evasione fiscale.
È da osservare che l’amministratore è inoltre obbligato a documentare annualmente agli uffici finanziari «l’ammontare dei beni e servizi acquistati dal condominio non soggetti alla ritenuta alla fonte (Iva)» con la precisa indicazione dei relativi contenuti (Quadro AC); l’obbligo di comunicazione è stato trasferito dal naturale titolare (il condominio) al suo legale rappresentante (il Quadro AC è intestato all’amministratore con il proprio codice fiscale e allegato al modello Unico, uno per ogni condominio gestito) con una mescolanza di posizioni, compiti e funzioni.
Perplessità sono sorte poi in ordine all’analoga risposta a specifici interpelli posti all’agenzia delle Entrate (Direzioni regionali Lazio e Lombardia), in quanto l’inserimento nel Quadro AC di una fattura assoggettata a ritenuta alla fonte, ma pagata nell’esercizio successivo, quando farà parte del relativo modello 770, determina inutili duplicazioni.
Andrà infine chiarito se la «persona che svolge funzioni analoghe a quella dell’amministratore» (articolo 1129, comma 6 del Codice civile) sia comunque obbligata a richiedere il codice fiscale del condominio, visto che la circolare delle Entrate n. 11/E del 21 maggio 2014 precisa che «è necessario che il condominio sia provvisto di codice fiscale indipendentemente dalla circostanza che non sia necessario nominare un amministratore (articolo 1129, comma 1 del Codice civile)», soprattutto per quanto concerne le modalità di pagamento di interventi condominiali, che beneficiano delle previste detrazioni fiscali. Infine, secondo la normativa fiscale comunitaria occorre garantire il rispetto del principio della proporzionalità tra l’onere richiesto al contribuente e il vantaggio per l’amministrazione fiscale, la quale è tenuta a dimostrare che il risultato non può essere raggiunto in modo meno oneroso.

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