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L’evasione fiscale non può evitare la confisca dei beni

L’evasione fiscale non evita la confisca. Le Sezioni unite penali con informazione provvisoria del 29 maggio hanno abbassato la saracinesca (ma le motivazioni saranno disponibili solo tra qualche tempo) sulla possibilità di giustificare con i proventi dell’evasione fiscale la legittima provenienza dei beni sequestrati. E questo sia nel caso di una confisca di prevenzione sia nel caso di una confisca “allargata”. A fare, per ora, da punto di riferimento sulla vicenda è l’ordinanza 7289, depositata il 14 febbraio scorso, della prima sezione penale con la quale la questione è stata rinviata dalla Prima sezione alle Sezioni unite.
La misura era stata decisa, nel procedimento in questione, dal Tribunale di Milano utilizzando la disciplina di contrasto alla criminalità organizzata e, in particolare, l’articolo 2-ter della legge 575 del 1965, oggi articolo 24 del decreto legislativo 159 del 2011. A motivare la confisca l’assoluta sproporzione di valore tra i beni oggetto della misura cautelare e i redditi dell’interessato. I giudici milanesi non avevano considerato, per valutare la legittima provenienza dei beni e la legittimità del loro acquisto, le risorse provenienti da un’evasione fiscale riferita ai soggetti destinatari del provvedimento.
L’ordinanza prende in considerazione separatamente confisca “allargata” (su beni di valore sproporzionato al proprio reddito dichiarato o alla propria attività economica), quella disciplinata dall’articolo 12-sexies del decreto legge 306 del 1992, che deve accompagnare la condanna oppure le pena patteggiata su richiesta per alcuni reati, e confisca di prevenzione. Nel primo caso, mette in evidenza l’ordinanza, si è formato un contrasto di giurisprudenza all’interno della stessa Cassazione a partire dalla sentenza 29926 del 2011. Per questa pronuncia, e per altre successive, la ratio dell’istituto di confisca è indirizzata a colpire i proventi di attività criminose, e non invece a sanzionare la condotta di infedele dichiarazione dei redditi, che si colloca in un momento successivo alla produzione del reddito e per la quale sono comunque previste specifiche disposizioni in materia tributaria.
Discorso diverso per quanto riguarda la confisca di prevenzione per la quale l’orientamento è consolidato nel tempo e prevede l’illiceità e inopponibilità liberatoria dei redditi che derivano da evasione fiscale, anche se non è stato chiarito se questi redditi si identificano con l’intero imponibile al lordo dell’imposta dovuta oppure solo con l’importo corrispondente al l’imposta evasa. L’ordinanza poi, nel motivare la decisione di rivolgersi alle Sezioni unite, sottolinea di considerare «meritevole di seria considerazione la richiesta della difesa» di applicare alla misura di prevenzione l’orientamento più favorevole raggiunto nella fattispecie “allargata”. Tanto più che i testi normativi sono del tutto sovrapponibili e identica è la finalità di contrasto di soggetti pericolosi, colpendone il patrimonio.
Una considerazione che, evidentemente, le Sezioni unite non hanno condiviso, ritenendo che comunque, nella confisca di prevenzione, l’evasione non può trovare collocazione e rilevanza.

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