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Il Levante spinge Mirafiori, rientrano in 700

È «la» fabbrica, per definizione. Simbolo non solo dell’auto: dell’intera industria italiana. E come l’industria italiana Mirafiori sembrava condannata a un declino lento, inesorabile, doloroso. Non finirà così. Grazie al Levante, il primo Suv della Maserati, le linee deserte da quella che sembrava una vita tornano un po’ per volta a riempirsi di lavoro. Il che significa — resta la cosa più importante — che stanno per finire anche i lunghi anni della cassa integrazione. Almeno per la grande maggioranza dei dipendenti.

Cinquecento di loro alle Carrozzerie, il simbolo nel simbolo di questo complesso inaugurato nel 1939, erano rientrati già a fine febbraio, per completare gli impianti e avviare la pre-produzione. Oggi, o meglio da lunedì prossimo, con il Levante ormai sul mercato Fiat Chrysler Automobiles aggiunge altri tasselli e va, intanto, al raddoppio. I turni diventano due. I lavoratori che li copriranno salgono da 500 a 1.200: 550 richiamati dalla Cig, 150 «in trasferta» dalla vicina Grugliasco. Che è poi l’altro braccio del polo del lusso voluto da Sergio Marchionne e John Elkann, lo stabilimento ripreso dal fallimento della vecchia proprietà — dunque da un chiusura in quel caso certa — ma ricco di competenze anche operaie tanto elevate da consentire il rilancio del marchio del Tridente.

Le prove generali della scommessa Fca nell’alto di gamma sono cominciate là, nella Giovanni Agnelli Plant. Ovvio che da là, dove si producono la Ghibli e la Quattroporte, chi dirige Mirafiori prenda ora la squadra dei 150 chiamati a seguire i colleghi nella fase di rodaggio della costruzione del Suv.

Il loro compito sarà «supportare la salita produttiva del nuovo modello», per dirla con le parole della nota diffusa dal Lingotto. Ma quello che può sembrare solo un travaso di esperienze, e già non sarebbe poco, è in realtà qualcosa di più. È lo specchio della strategia scelta da Marchionne per le fabbriche torinesi.Non esiste più Grugliasco, in un certo senso, e non esiste più Mirafiori: esiste un unico «polo produttivo integrato» all’interno del quale, oggi, tra tute blu e colletti bianchi si muovono 17 mila persone.

Niente, certo, rispetto ai tempi in cui la fabbrica che traghettò l’Italia dall’agricoltura all’industria e ancora è — vedi il referendum voluto da Marchionne nel 2001 — il «laboratorio» nazionale delle relazioni sindacali, era una città nella città. Ma senza questo polo, probabilmente, per le storiche Carrozzerie sarebbe davvero potuto arrivare il declino definitivo.

Da anni, ormai, lì si costruiva soltanto la Mito. Bastavano 600 dipendenti. Con il Levante, e dopo un miliardo di investimenti, da lunedì il numero di chi ogni giorno attraverserà i cancelli salirà attorno ai 1.800. Sempre lontano anche soltanto dai livelli pre-crisi. La promessa del ritorno alla piena occupazione è però confermata, e altri tasselli verranno aggiunti già nelle prossime settimane: «I programmi — assicura Fca — prevedono un’ulteriore crescita degli occupati nel corso del periodo estivo». Il resto il Levante lo dovrà fare sul mercato.

Raffaella Polato

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