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L’eurozona affida alla Bce la vigilanza delle banche

BRUXELLES — Il Consiglio dei 27 capi di Stato e di governo dell’Ue ha potuto riprendere la complessa trattativa per attuare l’Unione economica e monetaria. I ministri finanziari dell’Ecofin e dell’Eurogruppo, nella notte e nella mattinata prima del summit in corso a Bruxelles fino a oggi, avevano infatti già raggiunto un accordo di compromesso sulla vigilanza bancaria centralizzata presso la Bce di Mario Draghi e sullo sblocco dei prestiti di salvataggio alla Grecia. Questi due passaggi erano considerati fondamentali per poter procedere nel processo di rassicurazione sulla solidità finanziaria dell’eurozona.
«L’Europa e l’eurozona hanno dimostrato di essere in grado di superare le sfide che si trovano di fronte», ha dichiarato il presidente francese François Hollande. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha sostenuto che è stato fatto «un grande passo in avanti per una maggiore affidabilità e fiducia nell’eurozona». Il presidente stabile del Consiglio, il belga Herman Van Rompuy, nonostante gli allarmi della Bce sull’aggravarsi della disoccupazione nell’eurozona (11,7% nell’ottobre scorso), ha affermato che «il peggio è dietro di noi». I lavori della prima giornata del summit si sono estesi nella notte.
Merkel ha ringraziato il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, che per lungo tempo ha frenato le conclusioni delle trattative sulla supervisione bancaria centralizzata e sui prestiti alla Grecia. La Germania ha visto riconosciute le sue esigenze di prudenza, che tendono a escludere il rischio di nuovi esborsi per i contribuenti tedeschi a causa di Paesi membri in difficoltà.
Ma il nodo centrale nella vigilanza bancaria era nella determinazione di Berlino a mantenere il controllo sulle casse di risparmio tedesche (strategiche per il potere politico a livello locale). Francia, Italia e Spagna avrebbero voluto trasferire alla Bce i controlli su tutte le circa seimila banche europee. Alla fine il compromesso è stato di consentire a Draghi di vigilare sugli istituti con attivi di almeno 30 miliardi di euro o pari al 20% del Pil del rispettivo Paese (sarebbero 150-200), lasciando possibilità di intervento nelle banche minori in caso di necessità. «Penso che sia Francia e Germania, che io e Merkel abbiamo trovato un buon compromesso», ha detto Hollande. Draghi ha sostenuto che «l’intesa segna un passo importante verso un’unione economica e monetaria stabile». Svezia, Regno Unito e Repubblica Ceca hanno guidato la contestazione dei Paesi esterni alla zona euro, che temono di restare troppo marginali nelle decisioni di supervisione e intenderebbero restarne fuori.
L’accordo dell’Ecofin sulla vigilanza bancaria rende possibile passare alle altre misure anti-crisi quando l’apparato della Bce sarà operativo (Schaeuble ha previsto in circa un anno). Soprattutto il fondo salva Stati dovrebbe poter ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà, senza così appesantire i bilanci nazionali con i salvataggi. Ma è previsto anche un sistema di garanzia dei depositi in tutte le banche Ue per scoraggiare le fughe di capitali.
Il via libera ai prestiti alla Grecia consente di elargire 34,3 miliardi di euro nei prossimi giorni, allontanando il rischio di insolvenza per il governo di Atene e per alcune banche elleniche. Un’altra quindicina di miliardi verranno resi disponibili entro marzo prossimo. «Gli sforzi del popolo greco non sono stati vani — ha detto il premier greco Antonis Samaras —. È un nuovo giorno per la Grecia e anche per l’Europa».

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