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L’europarlamento contro la Bce “Sulle sofferenze decidiamo noi”

Parte la controffensiva contro le nuove regole Bce sui crediti deteriorati in pancia alle banche europee. L’arma segreta che verrà svelata oggi è un parere legale del servizio giuridico dell’Europarlamento. Dovrebbe mettere nero su bianco che la vigilanza di Francoforte guidata da Daniéle Nouy esonda dal suo mandato proponendo il nuovo set di regole che imporrà agli istituti di credito pesanti accantonamenti in bilancio per coprire i crediti inesigibili. Insomma, l’Ssm violerebbe il diritto Ue scrivendo norme generali per tutte le banche della zona euro; diritto che invece spetterebbe al legislatore. La tesi darebbe ragione al presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, che il mese scorso aveva scritto a Mario Draghi reclamando la primazia della politica rispetto ai burocrati Bce.
Le proposte di Francoforte imporrebbero alle banche di accantonare dal 2018 il 100% del valore dei crediti deteriorati. Un’arma capace di evitare nuovi crack bancari ma al contempo considerata da diversi governi, a partire da quello italiano, troppo pesante, a rischio di bloccare di nuovo il sistema del credito con danni per l’economia e di favorire i grandi hedge fund che così potrebbero mettere le mani a prezzi stracciati su immensi pacchetti di crediti che le banche si troverebbero costrette a svendere. Il tema è stato al centro della due giorni dei ministri delle Finanze a Bruxelles, con Pier Carlo Padoan che al termine delle riunioni ha spiegato: «La proposta va oltre i limiti legalmente stabiliti, mette un vincolo generalizzato sui crediti deteriorati mentre il ruolo della vigilanza è di agire caso per caso». Inoltre per il titolare del Tesoro includere nei nuovi parametri «i crediti già in stock oltre a quelli nuovi sarebbe preoccupante: è giusto aggredire il problema, ma con tempi e modi che evitino di creare nuove fragilità ». D’altra parte i crediti deteriorati delle banche italiane ora sono 65 miliardi e regole troppo stringenti metterebbero in difficoltà un sistema che comunque sta reagendo, con un taglio degli Npl del 25% da inizio anno.
Lo scontro tra governi è acceso, tanto che lunedì sera al termine dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem aveva garantito che i ministri avevano benedetto le nuove regole. Tesi ieri smentita pubblicamente da Padoan, che durante i lavori aveva criticato il testo: «Sono stato l’unico a intervenire ». Come dire: il presidente dell’Eurogruppo ha dato un resoconto forzato della riunione. Tra l’altro, anche il servizio giuridico del Consiglio europeo di fronte ai ministri avrebbe messo in guardia Francoforte a non andare al di là dei suoi poteri. Pure Bankitalia è tornata a criticare la Bce: affrontare i crediti inesigibili «è opportuno, ma occorre farlo con gradualità per garantire la stabilità del sistema finanziario». Il presidente dell’Eurotower Draghi ha invece sottolineato che serve «uno sforzo congiunto da parte di banche, vigilanza, legislatori e autorità nazionali» sul tema, che «è attualmente il problema più importante da affrontare » perché «le banche con elevati stock di Npl hanno dato meno credito a imprese e famiglie».
La pallottola d’argento, si augura l’Italia, dovrebbe arrivare oggi. Se come sembra questa sarà l’opinione del giureconsulto, allora la partita si riaprirà con uno scontro istituzionale tra Parlamento e Bce senza precedenti. Proprio domani si terrà l’attesa audizione di Nouy di fronte alla commissione economica dell’Europarlamento presieduta da Roberto Gualtieri (Pd). «Mi auguro – spiega Gualtieri – che Nouy ascolti i nostri suggerimenti per allineare il testo al diritto comunitario evitando effetti controproducenti ». Il punto di caduta potrebbe essere proprio quello di una revisione della proposta che non imponga regole generalizzate, ma che permetta alla Bce di verificare la qualità dei bilanci bancari e poi eventualmente chiedere accantonamenti extra. Se invece Nouy andrà avanti, sarà scontro totale. Tanto che la partita potrebbe finire di fronte alla Corte di giustizia europea.

Alberto D’Argenio

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