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L’Europa vede più rosa “Quest’anno l’Italia crescerà del 4 per cento”

Un balzo in avanti. In parte previsto, ma che comunque apre una prospettiva diversa rispetto al pessimismo anche solo di tre mesi fa. La crescita in Italia sfonderà il tetto psicologico del 4% o almeno ci si avvicinerà moltissimo. Sarà questo uno degli elementi principali delle previsioni di primavera formulate dalla Commissione europea. I dati definitivi e ufficiali verranno resi noti domani proprio nel corso della riunione collegiale.
Il punto principale dell’analisi di Bruxelles ruota intorno agli effetti benefici del Recovery Plan che nelle precedenti previsioni non era stato calcolato. E anche del piano illustrato dal presidente americano Biden. Quei 1900 miliardi di dollari, infatti, spingeranno l’economia statunitense ma, come sempre accade, si rifletteranno anche sull’Europa.
Resta il fatto che nel documento diffuso solo tre mesi fa, a febbraio, i Commissari europei avevano abbassato l’asticella del rimbalzo italiano al 3,4% per quest’anno e al 3,5% nel 2022. Una riduzione determinata anche dal ridimensionamento delle perdite del 2020: dal meno 11,2 al meno 9,9%. Ora dunque le stime promaverili rigudagnano sia per l’anno in corso sia per quello successivo un segno positivo sopra il 4%. Anche nelle ultime previsioni del Fondo Monetario internazionali, pubblicate un mese fa, il pil italiano era stato collocato al 4,2% quest’anno e al 3,6 nel prossimo. Certo, il tutto andrà valutato nei prossimi mesi anche considerando che nell’ultima Nadef (del precedente esecutivo) la crescita era stimata al 6%. E questo comporterà delle nuove valutazioni per l’attuale governo.
In queste previsioni, però, non mancheranno pure le note dolenti. A cominciare dal debito. Che rimarrà in salita – fattore scontato – anche per il 2021 per iniziare a decrescere dal 2022. Il dato sarà comunque collocato tra il 156 e il 160%. L’altro aspetto negativo riguarda la disoccupazione, che per tutto il 2021 non dovrebbe migliorare. Anche su questo punto l’Fmi aveva indicato un tasso del 10,3% nel 2021 e addirittura dell’11,6 nel 2022. Certo numeri non confortanti.
Ma è chiaro che in questa partita così delicata un ruolo decisivo lo avrà il Pnrr italiano. Solo la presentazione ha determinato un rimbalzo nella crescita. E gli effetti concreti saranno valutati anche sulla base della capacità del nostro Paese di sfruttare al meglio le risorse a disposizione. Quasi 200 miliardi in cinque anni, del resto, non potranno che avere un impatto sull’economia complessiva.
Non è un caso che il vicepresidente della Commissione Dombrovskis ieri abbia confermato che tutti si aspettano una ripartenza dell’economia «nella seconda metà dell’anno ». Ossia in coincidenza con la prima tranche di finanziamenti che dovrebbe essere erogata a luglio prossimo. Ma soprattutto ha confermato lui che non è mai stato tenero su questo terreno – quello che molti soci dell’Unione si aspettano da qualche mese: la possibilità che il Recovery diventi uno strumento permanente e non una soluzione “one shot”. «È prematuro aprire un dibattito sull’opportunità di rendere permanente il Recovery – ha detto – , sappiamo che la struttura è temporanea, ma più successo avremo nella sua implementazione, più spazio ci sarà per una discussione su uno strumento permanente di natura simile». Un messaggio ribadito anche da Paolo Gentiloni, commissario agli Affari economici: «Ora concentriamoci sul piano di Next Generation Eu e sul debito comune per farlo funzionare. E se funziona potrà essere ripetuto. È l’esperienza di tutta la costruzione del progetto europeo».
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