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L’Europa teme la deflazione, vertice Bce

A prima vista, sarà una riunione settimanale come tante altre, quella che il vertice della Banca centrale europea terrà oggi a Francoforte. Tranne che per una cosa, il tema all’ordine del giorno: la liquidità finanziaria della Grecia. Yannis Stournaras, governatore della banca centrale ellenica, dovrà rispondere alla domanda di tutti i colleghi dell’eurozona: quanti soldi ci sono, o ci sono ancora, nei depositi bancari di Atene? Due miliardi e mezzo sono già andati via in dicembre: un flusso dalla rapidità anomala, imprese che trasferiscono fondi all’estero o semplici famiglie che ritirano i risparmi. Altri depositi stanno evaporando ora per l’incertezza delle imminenti elezioni politiche, e per le voci sull’uscita dall’euro. E all’incertezza già presente se ne aggiunge una (quasi) nuova, non solo per la Grecia ma per tutti i Paesi della moneta comune: oggi infatti l’istituto di statistica Eurostat comunicherà le stime di dicembre sulla deflazione, che secondo alcune previsioni potrebbe comparire e attestarsi su quota -0,1%. Cioè la quota minima storica dal 2009, con ulteriori rischi al ribasso: già in Germania, dal +0,5% di novembre i prezzi sono calati al +0,1% di dicembre. L’intera eurozona in deflazione significa che i prezzi scendono, la gente non compra lo stesso perché ha le tasche già vuote, il ciclo produttività-consumi ansima pesantemente, la grande ruota del mulino chiamato economia cigola e rallenta sempre più. Per ora, è solo un timore diffuso. Ma, intanto, è proprio da questi segnali che rimbalza anche l’eco sinistro delle Borse: tutte in flessione quelle europee, e giù di un buon punto percentuale anche Wall Street.
La Bce che discute sulla liquidità della Grecia non è certo un segnale rassicurante. Anche se, precisano fonti vicine al governo, le fughe dei depositi dalle banche non hanno ancora un ritmo incontrollabile. E poi, si fa notare, la liquidità più consistente viene soprattutto dalla Bce: e finché Atene rispetterà i patti stretti con la Bce, e l’Ue, e il Fondo monetario internazionale, il rubinetto non si chiuderà. Ma se Tsipras dovesse veramente vincere le elezioni del 25 gennaio? Allora, ci sarebbe forse una risposta già pronta ed è precisamente quella da lui annunciata: la Grecia «taglierebbe la gran parte del valore nominale del suo debito, così che divenga sostenibile: è ciò che fu fatto per la Germania nel 1953, e dovrebbe essere fatto anche per la Grecia nel 2015». Blasfemia, per la cancelleria di Berlino, che ovviamente rimarca un paio di differenze: la Germania finì alle corde dopo una guerra mondiale, le devastazioni causate dal nazismo, e l’amputazione a metà del Paese voluta da Mosca: e non, come invece Atene, dopo un gran ballo delle cicale durato lunghi anni, lo spreco assurto a regola etica dei bilanci, e lo spuntar come funghi delle piscine abusive esentasse sui tetti dei palazzi più eleganti di Atene. Ma ora non è escluso che dopo il voto sia lo stesso Tsipras a inventare un compromesso sul debito pubblico: non c’è solo un Masaniello scapigliato, in lui, ma anche un abile negoziatore che starebbe già trattando con Angela Merkel e Mario Draghi, proprio mentre i banchieri contano le monete nelle casse ai piedi del Partenone.

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