Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’Europa taglia le stime allo 0,6% «Effetto spread, il deficit scende»

Il bicchiere mezzo pieno è l’Eurozona: la sua crescita economica si conferma, e nel 2014 il suo prodotto interno lordo passa dall’1,1% all’1,2%, con la Germania a tirare sempre più forte il resto del convoglio; recessione imbrigliata, dice il quadro generale, seppure sempre vicina ai livelli di pre-allarme. Il bicchiere mezzo vuoto è, con altri Paesi, l’Italia: le previsioni ottimistiche del governo precedente e della Commissione Europea vengono limate dopo pochi mesi dalla stessa Commissione, che non crede più a una crescita italiana del +0,7% nel 2014, e tanto meno a una del +1,1% (come si vagheggiava nell’ultima legge di Stabilità), ma la frena a +0,6% (+1,2% nel 2015), per adesso una ripresa quasi dimezzata rispetto al resto della zona Euro. Una ripresa, per esempio, minore di quella della Spagna (+1%). E pari a quella della Grecia: che però, se non vi saranno nuovi scivoloni, salterà a un incredibile +2,9% nel 2015, quota più che doppia rispetto alla nostra. Non solo: Bruxelles torna ad invocare, letteralmente, “uno sforzo maggiore” di Roma per tagliare il suo debito pubblico, quest’anno previsto al suo picco massimo storico, 133,7% del Pil (132,4% nel 2015), sempre al secondo nero posto dietro quello nerissimo della Grecia (177%, ma poi Atene va già verso una discesa non indifferente a 171,9% nel 2015). 
Questo e molto altro dicono le previsioni economiche d’inverno di Olli Rehn, commissario europeo agli affari economici e monetari: “ripresa moderata”, o “modesta” nel continente, a condizione che le riforme già avviate continuino. Ma per quanto riguarda l’Italia in rapporto all’Eurozona, l’immagine un po’ frusta del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno non esaurisce certo il suo ritratto, da cui dipendono ovviamente anche l’agenda e i grattacapi del neonato governo Renzi. Non dappertutto vi sono nuvole nere. Per esempio, Rehn dice che il neoministro dell’economia Pier Carlo Padoan «sa che cosa deve essere fatto per ravvivare la crescita e ho fiducia che attuerà in Italia le stesse indicazioni». E se la richiesta, che fa Bruxelles, di un intervento deciso sul debito pubblico è inquadrata nella raccomandazione di una programmazione futura «molto solida», si aggiunge anche che non ci sarà bisogno di «manovre aggiuntive» né per il deficit né per il debito. Rehn dice ancora esplicitamente che l’Italia sta raccogliendo «la fiducia internazionale nella sostenibilità delle sue finanze pubbliche», specie dal momento in cui è uscita dalla procedura di infrazione del deficit pubblico. Anzi, in questo campo — il contenimento del deficit — le previsioni offrono conferme positive. Nel 2012 e nel 2013, il deficit italiano calcolato in rapporto al Pil è del 3%, cioè coincide con il tetto massimo stabilito dalle norme Ue; nel 2014, dovrebbe scendere fino al 2,6% (a novembre la Commissione era leggermente meno ottimista), e nel 2015 fino al 2,2%. Con una prima, conseguenza, sempre che le previsioni diventino realtà: Matteo Renzi, o chi per lui, potrà forse chiedere altre deroghe temporali (oggi escluse da Bruxelles, e soprattutto da Berlino) nelle future battaglie con il deficit o magari giocare il margine appena ritagliato al tavolo della «clausola degli investimenti produttivi», soldi spendibili senza che diventino tecnicamente zavorra sui bilanci pubblici, per ora poco più che un miraggio.
Di questi temi non si parla ufficialmente, ma che siano già oggetto di una trattativa ufficiosa, è pressoché certo: se ne avrà forse una mezza conferma la prossima settimana, il 5 marzo, quando la Commissione distribuirà altre bozze di “pagelle”, quelle sugli squilibri macroeconomici in diversi Paesi, fra cui l’Italia.
Poi, però ci sono altri tratti di percorso su cui i binari dell’Italia e dell’Ue tornano a divergere: il tasso di disoccupazione nell’Ue è per esempio previsto a quota 10,7% nel 2014, e quello italiano al 12,6%, in crescita dello 0,4%. Quanto al rapporto prezzi al consumo-inflazione, indicato all’1% nell’area euro, in Italia è a quota 0,9% .
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa