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L’Europa: stop al cartello dei derivati

BRUXELLES — I titoli derivati, soprattutto quelli che assicurano contro i rischi del credito, sono spesso la gallina d’oro di alcune banche e società finanziarie che tradizionalmente li scambiano fuori dalle Borse, ottenendo commissioni appetitose, nei mercati non regolamentati. E nello stesso tempo, sono il sogno proibito di quei listini e organismi che cercano di entrare nello stesso business. Per questo Joaquin Almunia, commissario Ue alla Concorrenza e persona solitamente pacata, ha scelto ieri il termine «inaccettabile» in una sua conferenza stampa: «Sarebbe inaccettabile se le banche avessero collettivamente bloccato gli scambi per proteggere i loro introiti dalla negoziazione dei titoli derivati sui mercati non regolamentati».

Ma così probabilmente è stato, almeno secondo le conclusioni preliminari dell’indagine avviata dallo stesso Almunia e dall’Antitrust Ue: coinvolte 13 grandi banche di investimenti, fra cui la Deutsche Bank e Goldman Sachs. In due parole, e fuori dal linguaggio tecnico: banche d’investimenti e società finanziarie che gestiscono il traffico dei derivati fuori-Borsa (o anche «over the counter»: Otc, sopra il bancone), si sarebbero accordate per impedire l’ingresso in pista di alcuni organismi che volevano scambiare sul mercato gli stessi titoli a prezzi presumibilmente più trasparenti; e per tenerli fuori, avrebbero impedito loro di avere le licenze necessarie.

La Commissione si dice «del parere preliminare che le banche abbiano agito collettivamente per tenere fuori dal trading (le contrattazioni, ndr ) altri operatori, perché temevano che questo avrebbe ridotto i ricavi per gli intermediari». Con un sospetto in più, tutto da provare: che certe banche abbiano così mantenuto la scarsa trasparenza di certe transazioni, di cui spesso si è parlato in passato. L’accusa, sul piano del mercato comunitario, è molto seria: aver violato le regole Ue che vietano accordi di collusione, contro la libertà di concorrenza.

L’indagine preliminare è iniziata a marzo, ieri si è chiusa solo la prima fase. Bruxelles ha inviato una lettera di avvertimento agli istituti finiti sotto il suo microscopio: e ora avranno 30 giorni di tempo per rispondere alle contestazioni. Se le risposte non saranno soddisfacenti, la Commissione potrà affibbiare pesanti multe.

Questa la lista completa degli «accusati»: Bank of America Merrill Lynch, Barclays, Bear Stearns, Bnp Paribas, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Hsbc, Jp Morgan, Morgan Stanley, Royal Bank of Scotland, Ubs, più l’Isda(Associazione internazionale degli swaps e derivati) e Markit, una grossa banca-dati.

L’inchiesta riguarda il periodo 2006-2009: è in quegli anni che gli operatori di mercato Deutsche Börse Group e Chicago Mercantile Exchange (il più grande gruppo al mondo che tratta titoli derivati in genere) chiedono di poter operare nel mercato dei derivati di credito. E bussano alla porta di Isda e di Markit, per avere le licenze. Ma Isda e Markit sono controllate dalle grandi banche, prendono istruzioni da loro: così concedono licenze solo per l’Otc, il fuori-Borsa. Potrebbe essere questo il «comportamento inaccettabile» che Almunia dovrà ora accertare.

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