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L’Europa spinge l’export

Tre miliardi in più. Dalla grande malata, l’unica area mondiale che ancora fatica a ritrovare la crescita, nel 2014 continua ad arrivare un sostegno determinante per il made in Italy. Anche ad aprile è infatti l’Europa il motore principale del nostro export, in crescita su base annua del 2% (+0,4% su base mensile destagionalizzata) soltanto grazie alla spinta continentale, dove gli acquisti di prodotti italiani balzano di 5 punti. Un rialzo ormai visibile per il quinto mese consecutivo, che nel 2014, tra gennaio e aprile, porta nelle casse delle aziende italiane più di tre miliardi di euro di maggiori ricavi.
Risorse determinanti, in un momento in cui numerosi mercati extra-Ue presentano invece performance opposte, con un rallentamento degli acquisti legati a svalutazioni, crisi di domanda nazionale, tensioni geopolitiche. Così, per motivi diversi, Giappone, India, Russia e Turchia, che fino a pochi mesi fa rappresentavano le aree a crescita più vigorosa per il nostro export, presentano nei primi quattro mesi dell’anno un bilancio negativo. Fondamentale, per il recupero europeo, è il ruolo di Berlino, maggiore mercato di sbocco per le nostre merci, in grado di aumentare gli acquisti per otto mesi consecutivi, in crescita del 5,6% ad aprile. Ma è l’intero continente a rialzare la testa, dalla ex-malata in via di recupero Spagna (+5,6%) alla Polonia (+14,8%); dal Regno Unito (+3%) alla Francia, capace solo di un magro +1,2% che rappresenta tuttavia un primo mattone per provare ad invertire il trend negativo in atto dall’inizio dell’anno. Guardando ai macrosettori del nostro export spicca il balzo dei beni strumentali, una crescita trainata in particolare dal settore dei macchinari, punta di diamante della meccanica made in Italy. Il comparto cresce ad aprile su base annua del 7,3%, spinto in particolare dai massicci acquisti dell’area Euro trainati dalla Spagna, capace di piazzare un robusto +24,5%.
I segnali positivi per i settori del made in Italy sono comunque diffusi, dall’alimentare (+5%) all’abbigliamento (+10,6%); dai mobili (+4,7%) agli apparati elettrici (+3,8%).
Dal lato delle importazioni continua il trend negativo, che tuttavia è influenzato pesantemente dalla riduzione degli acquisti di energia, giù di oltre 20 punti nel mese. Escludendo questo comparto dal calcolo il valore degli acquisti manifatturieri torna positivo di oltre un punto, grazie in particolare alla corsa dei beni strumentali. L’aumento degli ordini percepito dai costruttori italiani, dai robot al meccanotessile, si allarga evidentemente anche ai fornitori stranieri, capaci nel mese di incrementare le vendite in Italia del 5,7%, segno di una ritrovata capacità di investimento della manifattura nazionale.
L’effetto combinato dell’aumento delle nostre vendite e della frenata delle importazioni determina ancora una volta un aumento del saldo commerciale, quasi raddoppiato nel mese a quota 3,5 miliardi di euro, oltre dieci miliardi dall’inizio dell’anno. Segnale importante anche in termini “macro”, con il primo mese del secondo trimestre che offre un contributo positivo alle esportazioni nette, uno dei componenti che determina l’andamento del Pil.

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