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L’Europa si spacca sulla Grecia

di Ivo Caizzi

BRUXELLES — Sta diventando una lotta contro il tempo il tentativo di trovare un accordo tra i Paesi dell'Eurozona per salvare la Grecia dalla bancarotta entro la riunione dei ministri finanziari dell'Eurogruppo in programma lunedì prossimo a Lussemburgo. L’incontro d'emergenza informale a Bruxelles dello stesso Eurogruppo, che ieri pomeriggio ha anticipato una cena dell'Ecofin sulla governance economica, non ha prodotto nemmeno un comunicato comune dando l'idea di persistenti divisioni. Un annuncio positivo è arrivato dalla Germania, che si è detta pronta ad approvare una nuova fase di aiuti al governo di Atene. Ma a Berlino insistono per una ristrutturazione del debito greco con partecipazione alle perdite o con allungamento della scadenza dei titoli anche a carico delle banche e degli investitori privati. La Banca centrale europea di Francoforte, la Commissione europea e alcuni Paesi membri si oppongono. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha detto che la Germania «è pronta a dare ulteriori aiuti» e considera «naturale che ci sia il contributo dei privati» anche se «la sua natura è ancora da definire e finalizzare» . Austria, Belgio e Finlandia hanno appoggiato la linea tedesca. Il ministro delle Finanze spagnolo, Elena Salgado, ha replicato che «esistono altre opzioni oltre alla ristrutturazione del debito» . Il presidente dell'Eurogruppo, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha confermato che si sta discutendo su «tutte le opzioni» per arrivare a un accordo lunedì prossimo. Schaeuble ha ammesso che per ora non c’è «nessun risultato» . A tarda sera è stata annunciata una sessione extra dell'Eurogruppo domenica per tentare di comporre le divergenze e concordare i nuovi aiuti alla Grecia lunedì. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, lasciando temporaneamente la riunione dei responsabili finanziari dell’Eurozona, si è recato nel palazzo Berlaymont per un colloquio di circa un'ora con il presidente della Commissione europea, il portoghese José Manuel Barroso, dove ha rilanciato l'idea degli eurobond. «Con Barroso abbiamo parlato di crisi economica, Grecia, Eurogruppo e Ecofin, sulla crisi geopolitica del Mediterraneo e su quella energetica — ha detto Tremonti uscendo dal Berlaymont —. E soprattutto abbiamo parlato a lungo di eurobond, valutando le difficoltà e soprattutto le opportunità legate a questo tipo di strumento. Barroso ha proposto i project bond (per finanziare grandi progetti infrastrutturali, ndr), noi vorremmo andare oltre» . La Germania e altri Paesi con finanze pubbliche in buono stato si dichiarano contrari perché possono piazzare sui mercati i loro titoli di debito pagando interessi molto bassi e non vorrebbero farsi carico dei costi maggiori per eurobond rappresentativi anche degli Stati in difficoltà. «Ma, siccome le idee buone camminano sempre — ha dichiarato Tremonti —, siamo sicuri che sia la via giusta» .

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