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L’Europa: Roma ci preoccupa molto

di Ivo Caizzi

BRUXELLES — L'Ue lancia improvvisamente l'allarme sul caso Italia. Poco dopo il voto della Camera a Roma, che ha evidenziato l'assenza di una maggioranza per il governo Berlusconi, le rassicurazioni dell'Eurogruppo dei ministri finanziari di lunedì sera si sono trasformate di colpo — nell'Ecofin a Bruxelles con tutti i 27 Paesi membri — in seri timori sulla situazione economico-finanziaria italiana. «Siamo molto preoccupati», ha sorprendentemente annunciato al termine della riunione il tradizionalmente prudente commissario per gli Affari economici, il finlandese Olli Rehn, riferendosi alla pesante differenza record dei tassi sui titoli di Stato italiani rispetto al bund tedesco.
Rehn non ha voluto indicare quale sarebbe «il livello drammatico» per lo spread dei titoli italiani. Ma analoghe «preoccupazioni» le ha espresse anche sulla «situazione economica e finanziaria dell'Italia», chiedendo che «sia ripristinata la stabilità politica» e aggiungendo che «non nuoce un consenso diffuso» sulle misure di austerità per il risanamento dei conti pubblici. Sollecitazioni del genere da Bruxelles le avevano inviate finora solo ai Paesi sottoposti a piani europei di salvataggio, come la Grecia e il Portogallo.
Il commissario Ue ha ricordato il suo questionario — inviato il 4 novembre a Roma come «documento di lavoro» e non come «posizione ufficiale della Commissione» — per verificare l'applicazione degli impegni promessi all'Europa dal premier Silvio Berlusconi il 26 ottobre scorso e per far valutare la necessità di «misure aggiuntive» in grado di mantenere l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. A Bruxelles non preoccupa solo l'enorme debito pubblico italiano, ma anche la bassa crescita. Rehn ha fatto intuire indicazioni negative nelle previsioni economiche del 17 novembre prossimo. Subito l'ambasciatore italiano presso l'Ue, Ferdinando Nelli Feroci, ha avvisato Roma della clamorosa presa di posizione del commissario europeo, che ha confermato l'inizio da oggi della missione di monitoraggio nella capitale italiana in collaborazione con la Banca centrale europea (Bce) presieduta da Mario Draghi.
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha fatto capire già dal mattino che in Italia la situazione politica stava precipitando, rinunciando a partecipare alla riunione con i 26 colleghi e volando anticipatamente da Bruxelles a Roma per non mancare al voto alla Camera. L'Italia è stata rappresentata da Nelli Feroci nelle accese discussioni dei ministri sulla crisi finanziaria. Il «braccio destro» di Tremonti, Vittorio Grilli, era presente come numero uno del comitato Ecofin. Draghi, che ha partecipato attivamente, ormai rappresenta solo la Bce. Così il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha continuato a rassicurare sulla situazione italiana, come aveva fatto pubblicamente il giorno prima in sintonia con il vertice dell'Eurogruppo. Ma altri ministri hanno preso le distanze. Lo svedese Anders Borg ha addirittura accusato Italia e Grecia della «perdita di credibilità dell'Europa». L'austriaca Maria Fekter ha ammonito che «l'Italia è troppo grande e sa che non può chiedere un aiuto esterno». Perfino la spagnola Elena Salgado ha precisato che la situazione del suo Paese «è migliore» rispetto a Italia e Grecia.
 

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