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L’Europa rimane divisa sulle regole per le banche

ATENE – Ieri qui ad Atene i ministri delle Finanze hanno avuto una prima discussione, “vivace” secondo l’espressione di un diplomatico, che ha sottolineato le molte divergenze nazionali. La partita continuerà sul piano tecnico e sarà ripresa sul fronte politico, probabilmente dalla prossima presidenza italiana dell’Unione nella seconda metà del 2014.
In gennaio, la Commissione ha proposto nuove regole sul rischio sistemico. Non ha optato per una divisione netta tra banche d’investimento e banche di deposito, come avrebbero voluto molti commentatori. La lobby bancaria è riuscita a evitare questa soluzione drastica. Tra le regole proposte da Bruxelles il divieto per i principali istituti di credito di effettuare contrattazioni per conto proprio. Unica eccezione il trading di debito sovrano.
«Il percorso – spiegava ieri un partecipante alle discussioni – sarà complicato. Molti Paesi chiedono maggiore flessibilità. Addirittura vorrebbero che il pacchetto fosse inserito non in un regolamento, ma in una direttiva». Il primo testo legislativo è direttamente applicabile nei Paesi membri dopo l’approvazione di Parlamento e Consiglio. Il secondo, invece, prevede l’adozione nei singoli Stati, per via parlamentare.
Il pacchetto prevede la possibilità per le autorità di vigilanza (la Bce per l’Eurozona) di imporre una separazione delle attività nel caso queste ultime superino determinati livelli in alcuni settori rischiosi: la cartolarizzazione, le contrattazioni in prodotti derivati, e il market-making. In questo caso il supervisore potrà imporre la separazione di queste attività dal resto della banca.
La questione del market-making, vale a dire l’impegno delle banche a garantire prezzi e liquidità in alcuni settori del mercati, è tra le più delicate. Chi vuole norme più flessibili su questo fronte sostiene che regole troppo rigide finiranno per avere effetti negativi sul finanziamento delle imprese. Alcuni Paesi – come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna – hanno modificato la loro legislazione senza aspettare il pacchetto della Commissione, complicando il lavoro dell’esecutivo comunitario.
«Bruxelles ha quindi preparato il testo venendo incontro ai britannici, per esempio. Nella discussione altri Paesi hanno chiesto soluzioni simili. I Paesi dell’Est Europa temono che l’eventuale separazione del trading centralizzi questa attività verso la casa madre», spiega il partecipante. Le banche presenti nell’Europa centro-orientale sono spesso filiali di grandi istituti di credito tedeschi, italiani o francesi.
La questione della struttura delle banche sarà uno dei dossier in mano alla presidenza italiana dell’Unione. Il governo dovrà decidere se affrontarlo di petto, o se invece passare la mano alla presidenza successiva che è quella lettone. In una conferenza stampa, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha sottolineato ieri la necessità di preservare le regole del mercato unico, evitando troppa flessibilità nazionale.

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