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L’Europa rilancia sull’e-economy

Un nuovo slancio politico all’agenda digitale, uno degli ingredienti-chiave della ricetta europea per ritrovare la competitività perduta. Sarà questo il piatto forte del vertice Ue di giovedì e venerdì a Bruxelles. I leader si confronteranno sulle performance nazionali per raggiungere i prossimi traguardi fissati per il 2015 e il 2020, insisteranno sull’esigenza di destinare maggiori investimenti per colmare il divario con i grandi competitor globali e sulla necessità di una maggiore integrazione delle regole del gioco. Non solo: su richiesta della Francia approderà sul tavolo anche il tema della fiscalità.
La strada per la costruzione di un mercato europeo del digitale è però ancora in salita. L’ultima pagella della Commissione Ue dimostra che sarà difficile raggiungere alcuni dei principali obiettivi: il target del 20% sullo shopping online entro il 2015, a detta di Bruxelles, «sicuramente non verrà raggiunto», così come la quota di e-commerce rimarrà ben al di sotto del 33% entro i prossimi due anni.
Intanto l’Italia è in ritardo su più fronti. Solo un terzo dei più rilevanti decreti attuativi previsti dalla legge 221/12 (conversione del decreto crescita 2.0, il Dl 179/12) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Tra questi, il 1° ottobre scorso, il Dpcm 109/13 che istituisce l’Anagrafe nazionale della popolazione residente; ma manca ancora il regolamento attuativo. Intanto, proprio l’anagrafe unica è stata annunciata come priorità, insieme a identità digitale e fatturazione elettronica, dal Commissario per l’attuazione dell’agenda digitale, Francesco Caio.
Tra le misure che attendono i provvedimenti attuativi, anche i pagamenti online nei confronti delle pubbliche amministrazioni o il biglietto elettronico nel trasporto pubblico locale o ancora il fascicolo sanitario elettronico.
Nell’uso dell’e-government da parte dei cittadini l’Italia risulta agli ultimi posti in Europa, come emerge dal “Digital agenda scoreboard” della Commissione europea, aggiornato a fine 2012. Sul fronte delle infrastrutture digitali, la copertura del 100% della popolazione con la banda larga di base è invece un obiettivo che Bruxelles stessa annuncia ormai centrato in anticipo rispetto alla scadenza di fine 2013, grazie anche alle nuove opportunità offerte dalla tecnologia satellitare. Per il completamento della copertura italiana con rete fissa, nella bozza della legge di stabilità – che si appresta ad affrontare l’iter parlamentare – sono stati “restituiti” al budget del piano nazionale banda larga i 20 milioni che il decreto del fare aveva dirottato a luglio a sostegno del sistema radiotelevisivo locale.
Ma ciò che serve di più per rilanciare competitività e sviluppo è la disponibilità di collegamenti molto veloci e potenti. Ed è qui che il ritardo italiano risulta molto forte agli occhi della Ue: entro il 2020 l’obiettivo europeo prevede che la totalità della popolazione possa navigare su internet a una velocità di 30 Mbps e che la metà delle famiglie possa farlo addirittura a 100 Mbps. Ma il nostro Paese risulta fanalino di coda (si veda il grafico). «Nel 2013, però, sono stati avviati i progetti infrastrutturali per la banda ultralarga, sia di rete fissa che mobile – precisa Cristoforo Morandini, associated partner dell’Osservatorio Between sulla banda larga –. A metà anno eravamo a 28 città coperte dalla banda ultralarga fissa e 144 dalla rete a banda ultralarga mobile. Una parte del ritardo è stata quindi recuperata, anche se l’obiettivo del 2020 resta molto difficile da raggiungere». Su questo fronte il benchmark per il nostro Paese per una volta non è la Germania, ma la Gran Bretagna.

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