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L’Europa riapre ma non agli Usa. Strappo italiano: quarantena per tutti

BRUXELLES — All’ultimo istante l’Europa riesce ad approvare la lista con i 15 paesi extra-Ue ai quali da oggi riaprire le porte del continente. Ma restano dubbi e problemi, tanto che l’Italia per prudenza decide di mantenere la quarantena obbligatoria di 14 giorni per i cittadini di queste nazioni. Una misura prudenziale suggerita dal ministro della Salute, Roberto Speranza, che probabilmente troverà spazio anche da altri partner europei. Con il nodo Cina solo rinviato, così come il rischio di un nuovo collasso di Schengen.
I governi Ue hanno impiegato diverse settimane ad approvare la “lista verde”, l’elenco dei Paesi ai quali riaprire i confini esterni dopo il blocco generalizzato anti-Covid deciso a metà marzo. L’alternativa sarebbe stato un prolungamento della serrata di altri 15 giorni, ma diversi partner, come Grecia, Malta e Cipro, spingevano verso la ripresa dei viaggi per nutrire il proprio turismo. Oppure un tana libera tutti, con i singoli governi che avrebbero deciso quali nazioni accettare rischiando mosse azzardate e un nuovo effetto domino di Schengen, riattivata giusto due settimane fa. Così, dopo infinite discussioni sui criteri da adottare per stilare la lista, a Bruxelles gli ambasciatori dei Ventisette hanno concordato di aprire ad Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia e Uruguay. C’è anche la Cina, inserita in fondo alla lista con un asterisco: Pechino entrerà a pieno titolo nell’elenco solo se garantirà la reciprocità all’Europa. Un modo per rimandare almeno di un po’ l’ingresso di turisti e businessman cinesi, giudicato rischioso dagli europei.
Stando ai criteri epidemiologici adottati dai governi Ue, tra i quali un tasso di contagi inferiore a quello Ue (16 infettati per 100mila abitanti), la Cina ha infatti le carte in regola per la luce verde. Ma diverse capitali temono che i dati forniti da Pechino siano poco affidabili, se non truccati. Per questa ragione gli europei hanno cercato a lungo un metodo scientifico che potesse escludere la Repubblica Popolare senza essere accusati di decisione arbitraria. Ma non ci sono riusciti, trovandosi costretti a chiudere agli Usa, come a Russia e Brasile, e aprire a Pechino. Con il rischio ritorsioni da parte di Trump (la lista verrà comunque aggiornata ogni 15 giorni in base all’evoluzione dei dati) e di riattivare la catena dei contagi con l’arrivo dei cinesi.
Ecco perché la decisione è stata in bilico fino all’ultimo. Decisiva la Spagna, che ha ceduto alla pressione di Francia e Germania — spaventate dall’impasse — e ha votato in favore della lista. A quel punto non era più possibile costruire una minoranza di blocco capace di stopparla e l’Italia, all’ultimo minuto, ha sciolto la riserva e si è accodata alla maggioranza votando a favore. Si sono astenute, ma vale come un “no”, Austria, Bulgaria, Polonia, Portogallo e Cipro. Invece Belgio e Slovenia hanno messo a verbale che applicheranno misure più restrittive. Insomma, sette Paesi in tutto che come l’Italia probabilmente manterranno la quarantena. E non si esclude che la stessa scelta possa arrivare da altre capitali. Il che pone comunque un rischio per Schengen: come faranno i paesi più prudenti a imporre la quarantena agli extra-Ue che sono entrati in un altro punto dell’Unione senza ripristinare i controlli alle frontiere interne?
D’altra parte la situazione a livello globale resta drammatica, come ricordava il direttore generale dell’Oms, Tedros Ghebreyesus: «Il peggio deve ancora arrivare».
In una cupa audizione al Congresso di Washington, lo stesso virologo Anthony Fauci ha affermato che gli Usa stanno andando «nella direzione sbagliata» e rischiano fino a 100mila contagi al giorno: «Non abbiamo un controllo totale » della pandemia, ha sentenziato. Il governatore di New York, Andrew Cuomo, ha invece annunciato che le persone in arrivo da altri otto stati del Paese (16 in totale), compresa la California, andranno in quarantena. Dopo Texas e California, anche l’Arizona torna a serrare bar, birrerie, palestre e cinema. Il democratico Joe Biden ha annullato tutti i comizi. E il 4 luglio resteranno chiuse le spiagge di Miami, Los Angeles e San Diego.

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