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L’Europa punta i fari sui dati di Amazon

Dopo le indagini su Apple e Google che si sono chiuse con due maximulte, una per elusione fiscale, l’altra per abuso di posizione dominante, la Commissione europea accende i fari anche sul modello di business di Amazon, il colosso americano dell’e-commerce.
L’Antitrust guidato da Margrethe Vestager vuole capire come l’azienda raccoglie i dati sulle vendite dei commercianti che usano la sua piattaforma e se queste informazioni diano ad Amazon un vantaggio sulla concorrenza. La società di Jeff Bezos, infatti, opera nel doppio ruolo di piattaforma per il commercio elettronico a disposizione di altri venditori e di venditore diretto.
« Se Amazon prende i dati dai piccoli commercianti, cosa che può essere assolutamente legittima perché migliora il suo servizio, può usare questi dati per i propri calcoli su qual è la nuova grande novità, su quello che vuole la gente, su che tipo di offerta vuole ricevere, su cosa li spinge a comprare cosa » , ha spiegato ieri Vestager. Questo viola le regole europee sulla concorrenza, è un abuso di posizione dominante? Per ora si tratta solo di una indagine preliminare e non formale, ha precisato il Commissario. Entro due mesi l’Antitrust riceverà le risposte ai questionari che sono stati inviati ai commercianti e deciderà se aprire formalmente il caso. L’anno scorso, per la prima volta nella storia di Amazon, più del 50% dei prodotti venduti sulla piattaforma sono arrivati da “terze parti”, da venditori indipendenti. I servizi a terzi hanno portato nelle casse della multinazionale 31,88 miliardi di dollari di ricavi, rispetto ai 22,99 miliardi dell’anno precedente: la seconda voce di fatturato dopo le vendite al dettaglio. L’azienda non ha commentato la notizia dell’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust, ma altre volte in passato si è difesa dalle accuse sostenendo che le vendite online sono solo una parte del suo fatturato e che comunque opera in un mercato con molti competitor. Una posizione che tuttavia non convince i regolatori europei e nemmeno l’antitrust americano.
A fine agosto, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accusato Amazon di «distruggere» i piccoli negozi, e le grandi aziende digitali di essere « in una posizione molto anticoncorrenziale » . La Federal Trade Commission e il Dipartimento della giustizia americano hanno entrambi aperto indagini per verificare se queste società violino le regole sulla concorrenza. In Europa poi potrebbe aprirsi un nuovo fronte quando la Commissione e il Parlamento discuteranno della nuova tassa al 3% sulle imprese digitali, e potrebbe avvenire già entro l’anno.
La pressione politica tuttavia non sembra preoccupare Bezos: « Tutte le grandi istituzioni saranno e devono essere controllate. Siamo così innovativi che qualsiasi regolazione dovesse arrivare non smetteremo di fornire servizi ai nostri clienti » , ha dichiarato nelle scorse settimane.

Gabriella Colarusso

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