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L’Europa dà più tempo per la Brexit

BERLINO Si vedono a cena per decidere, ma per le comunicazioni alla stampa bastano trenta minuti, prima di sedersi a tavola. È la Merkel, come previsto, a dettare l’agenda: daranno più tempo a Londra per la Brexit. Non solo: gli uffici della Cancelleria hanno preparato un documento, una sorta di agenda dell’Europa del futuro, una risposta alle ansie dei cittadini della Ue, Renzi e Hollande lo discutono, vi apportano contributi, ma la marca è tedesca.

Il documento viene pubblicato in tedesco sul sito della Cancelleria poco dopo la fine del vertice: riforma del sistema di sicurezza interna ed esterna (verrà coinvolta, sembra, anche la difesa militare), attuazione del piano sui migranti, azioni concrete per il lavoro dei giovani, cooperazione con il Nord Africa e la Turchia, lotta al terrorismo, digitalizzazione dell’industria europea, nuovi provvedimenti per crescita e competitività del Vecchio continente, armonizzazione fiscale.

Oggi il documento verrà sottoposto al Consiglio europeo, ognuno dei punti se attuato sarebbe un piccola rivoluzione, la Polonia ha già alzato la mano: «Gli inglesi hanno bocciato l’asse franco-tedesco, inutile che dettino l’agenda».

Asse, direttorio, questa volta non sono in due ma in tre, Renzi è contento di esserci, prima di volare a Berlino, dopo essere stato alle Camere, si confronta con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, entrambi convengono che senza Londra si apre una stagione in cui l’Italia «è più forte, può contare di più».

Ovviamente sia il presidente francese che il nostro, e anche la Merkel, escludono che il formato della riunione significhi un direttorio: «Siamo tre dei Paesi fondatori e i tre Paesi più grandi», sintetizza il capo dell’Eliseo. Ma al di là delle formule la Merkel non si vergogna di rendere pubblico un primato: «Dobbiamo condurre i 27 verso una direzione».

E la direzione è anche il metodo della Brexit. La Merkel scandisce che sarà il Consiglio, ovvero i capi di Stato di e di governo, e non la Commissione, a «dettare le linee guida» del negoziato con gli inglesi, dice che non bisognerà attendere ottobre per l’inizio effettivo della Brexit, ma che l’articolo 50 dei trattati sarà attivato quando ci sarà il nuovo premier inglese, e «anche se non possiamo attendere, ci sono delle regole, il primo passo spetta agli inglesi, ci vuole una certa calma». Hollande e Renzi sono più impazienti di tagliare il cordone, «gli europei devono sapere che non si scherza con la democrazia», è la sintesi di Renzi, ma le parole della Cancelliera vengono scandite con puntiglio tecnico inattaccabile.

I tre decidono anche un calendario, oggi le proposte di Roma, Parigi e Berlino verranno discusse a 27, poi a settembre dovrà «essere definita un’agenda», rimarca il presidente francese. Nel frattempo le turbolenze dei mercati verranno affrontate «insieme, con decisioni comuni», dice ancora la Merkel, mentre il nostro premier, sulle banche tricolori nel mirino della speculazione, dice che «faremo tutto ciò che è in nostro potere, d’intesa con le istituzioni comunitarie, per proteggere istituti e risparmiatori», confermando che è pronto a intervenire.

Il resto sono auspici. Renzi li traduce così: «Bisogna dare gambe e cuore alle speranze dei cittadini, per avere una strategia dei prossimi mesi». Prende a prestito una parola greca, kairos, «il tempo propizio», in questo caso la Brexit come occasione, finalmente «per fare le riforme». Oggi si capirà, a Bruxelles, se l’agenda delle tre Capitali ha speranze concrete di venire adottata dagli altri Paesi.

Altri temi, tutti interni, attendono invece Renzi il 4 luglio, prossima riunione della direzione del Pd .

Marco Galluzzo

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