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L’Europa minaccia ritorsioni contro Mosca

BRUXELLES — L’Ue condanna l’azione della Russia in Crimea. Considera le prime ritorsioni negli accordi sui visti e sulla cooperazione economica. Minaccia ulteriori «misure mirate», se il presidente russo Vladimir Putin non ritirerà le sue truppe dal territorio dell’Ucraina. Ma, a Bruxelles, il Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri Ue ha lanciato soprattutto aperture al dialogo per cercare «una soluzione pacifica» della crisi tra Mosca e Kiev. Un Consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo dell’Ue, convocato giovedì prossimo sempre a Bruxelles, valuterà la possibilità di un accordo o se passare alle «misure mirate» contro la Russia.
«Questa è senza dubbio la crisi più seria dalla caduta del Muro — ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Franz-Walter Steinmeier —. Venticinque anni dopo la fine dello scontro tra i blocchi, il pericolo di una rinnovata divisione dell’Europa è reale». Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha confermato l’orientamento dell’Ue sia alla «fermezza», sia al «dialogo». La neo-responsabile della Farnesina Federica Mogherini ha detto che nella comunità internazionale «non esiste l’opzione di una soluzione militare». La responsabile Ue per gli Esteri, la britannica Catherine Ashton, ha annunciato un incontro per oggi a Madrid con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov per sviluppare la trattativa. Domani Lavrov dovrebbe incontrare a Parigi il capo della diplomazia Usa John Kerry, che segue una linea più dura rispetto all’Ue. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha minacciato di «isolare» Mosca con «iniziative economiche e diplomatiche» in caso di azioni militari russe in Ucraina. E ha ammonito il Cremlino a non mettersi «dal lato sbagliato della storia».
Le pressioni Usa hanno convinto sette Paesi del G8 (tra cui l’Italia) a sospendere temporaneamente le riunioni preparatorie per il prossimo incontro a Sochi in Russia. Il Consiglio Esteri Ue, pur diviso sul ricorso a vere e proprie sanzioni, si è progressivamente avvicinato alla linea di Obama. «Ho parlato con i miei omologhi degli Stati Uniti e dell’Ue — ha detto Mogherini —. Le distanze sono minori di quelle che appaiono».
I ministri degli Esteri hanno espresso «forte condanna» della violazione della sovranità dell’Ucraina. Chiedono alla Russia di «ritirare immediatamente le sue forze armate» e di rispettare quanto stabilito dal «Trattato di amicizia e cooperazione» tra Mosca e Kiev. Sollecitano la soluzione pacifica e offrono l’appoggio dell’Ue insieme alle organizzazioni internazionali Onu e Osce. Una missione Osce in Ucraina potrebbe essere varata a breve. L’obiettivo è stabilizzare la situazione e rendere possibile organizzare «elezioni presidenziali trasparenti».
L’Ue chiede al governo di Kiev «completo rispetto» delle minoranze di origine russa. In cambio intende promuovere un «pacchetto di assistenza internazionale per affrontare i bisogni urgenti dell’Ucraina», che vive una difficile crisi economica e dipende dalle forniture energetiche della Russia. Sanzioni (e il recupero di beni nascosti in Svizzera o in altri paradisi fiscali) vengono annunciate per ex governanti che risultassero responsabili di appropriazioni di fondi pubblici e di violazioni dei diritti umani. La Polonia non ha ritenuto sufficiente l’intervento Ue. Ha così ottenuto per oggi una riunione degli ambasciatori della Nato, appellandosi al pericolo che la crisi in Ucraina diventi «una minaccia per l’integrità territoriale, l’indipendenza politica e la sicurezza» nei Paesi limitrofi.

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