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L’Europa guarda alla battaglia legale sui Tango-bond

di Mara Monti

Il finanziere Paul Singer, proprietario del fondo «avvoltoio» Nml Capital della Elliott Management Corp, potrebbe incassare 1,6 miliardi di dollari se la corte di Appello di New York dovesse dare il via libera alla sentenza del giudice Thomas Griesa che ha imposto il pagamento delle cedole anche ai bondholder che non avevano accettato il concambio. Mentre il Paese sudamericano si appresta a pagare entro la fine del mese 68 milioni di dollari in interessi agli obbligazionisti, i pagamenti successivi potrebbero essere a rischio se il Tribunale americano dovesse rigettare il ricorso presentato dall'Argentina, secondo quanto riportato da Bloomberg. Entro fine anno Buenos Aires deve pagare 1,7 miliardi di cedole sui titoli ristrutturati dopo il default.
Con l'ordinanza depositata lo scorso 23 febbraio alla Corte del Southern district di New York, Griesa, che già altre volte si è pronunciato sulle vicende sudamericane, ha intimato all'Argentina il pagamento delle cedole anche a chi non aveva aderito ai concambi del 2005 e del 2010, appellandosi al principio del pari passu, una sorta di parità creditoria. Tra questi ci sono, in prima istanza, coloro che si sono rivolti al giudice, finora una quindicina di investitori tra cui il fondo di Singer insieme al miliardario Kenneth Dart. «Questa sentenza è molto importante – ha commentato Anna Gelpern, docente alla facoltà di giurisprudenza della Georgetown University di Washington – per la prima volta potrebbe rafforzarsi la strategia difensiva dei creditori ed essere applicata anche ai casi del debito sovrano europeo». L'Argentina era caduta in default più di dieci anni fa, alla fine del 2001 congelando il pagamento delle sue obbligazioni per 100 miliardi di dollari.
Oggi il costo del debito è tra i più alti tra i Paesi sudamericani: circa 781 punti base di differenziale sui Treasurys Usa, contro 879 centesimi del Venezuela e 166 del Brasile, secondo gli indici JP Morgan. Il premio al rischio che l'Argentina è costretta a pagare è dovuto alla sua incapacità di emettere obbligazioni sui mercati internazionali e per la spada di Damocle rappresentata dai vecchi obbligazionisti ancora sul piede di guerra.
La sentenza sull'Argentina su cui si è potuto esprimere il Tribunale di New York in quanto i prospetti dei bond facevano espressamente riferimento al competente foro americano, potrebbe avere conseguenze anche sui casi del debito sovrano europeo, a cominciare dalla Grecia. Finora il Paese ellenico ha beneficiato del fatto che nessun fondo avvoltoio è stato in grado di aggrapparsi a nulla dopo la chiusura dello swap. Lo stesso ministro delle Finanze qualche giorno fa a Bruxelles si è detto sicuro che allo swap parteciperanno tutti gli investitori, anche quelli internazionali che devono consegnare i vecchi titoli entro il 23 marzo. Ancora pochi giorni e si saprà se è il momento di scrivere un altro capitolo.

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