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L’Europa gela Roma: meno crescita «E attenti al taglio delle tasse sulla casa»

Non è più un cielo da tempesta perfetta, quello che sovrasta l’economia italiana. Ma è pur sempre grigio, e con nuvole più pesanti di quanto si prevedesse pochi mesi fa. Questo dicono le previsioni economiche d’autunno della Commissione europea, peggiorate rispetto a quelle di primavera, anche se Bruxelles individua ora «una leggera, graduale ripresa» per le prossime settimane. Il deficit pubblico, attestato al 3% del prodotto interno lordo nel 2013 (è il limite estremo tollerato dalla Ue), scenderà sì al 2,7% nel 2014, ma sarà ancora più alto del 2,5% su cui si scommetteva solo pochi mesi fa; quanto al Pil, nel 2014 crescerà di nuovo lievemente (+0,7%) e nel 2015 toccherà quota +1,2: ma oggi, nel 2013, è a -1,8%, mentre in primavera si prevedeva un meno doloroso -1,3%. Poi, il debito pubblico: quest’anno si proietta al 133%, e nel 2014 al 134%, seconda maglia nera della Ue dopo quella della Grecia. Né si allenta la morsa della disoccupazione: il tasso medio annuo toccherà il picco del 12,4% nel 2014, anche se nel 2014-2015 «è previsto in calo». Da Roma, i primi commenti del governo si intonano a un altro spartito: le previsioni Ue, sottolinea Palazzo Chigi, «ribadiscono la salute dei nostri conti pubblici: l’Italia è l’unico grande paese europeo, assieme alla Germania, con un deficit stabilmente sotto il 3% del Pil. Le stime della Commissione sulla crescita risultano leggermente più basse rispetto a quelle del governo per una differente valutazione dell’effetto sul ciclo economico del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione». Ma «siamo vicini al pareggio di bilancio»

I giudizi di Roma e Bruxelles non sembrano collimare in pieno, tutt’altro. Così, da Londra, il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni mette le mani avanti: «Queste ultime stime della Commissione sono ampiamente note…Sono interdetto. Pensare che ci si metta a fare una sorta di opera di taroccamento dei dati, una cosa inconcepibile».
Da Roma arrivano anche altre note più rosee: nei primi 9 mesi le entrate tributarie sono rimaste quasi invariate, 291,5 miliardi nonostante la congiuntura, mentre il gettito Imu dei Comuni è aumentato del 32,5%, nonostante la cancellazione della prima rata sull’abitazione. Ma proprio sull’Imu, sulla seconda rata fissata per dicembre e poi sospesa, si imperniano le diffidenze Ue. Perché il rispetto del fatidico limite del 3% per il deficit si basa anche sugli incassi dell’Imu, 2,4 miliardi, che Bruxelles dà per scontati: «Negli ultimi mesi dell’anno ci sono tasse da raccogliere», ricorda all’Italia Olli Rehn, commissario agli Affari economici e monetari. Rehn chiede «la piena esecuzione delle misure di consolidamento dei bilanci», di cui l’introito Imu viene giudicato parte integrante. E mette in guardia sulle modifiche parlamentari: «Confido nel fatto che le autorità italiane assicurino che ogni possibile cambiamento sia finanziato in maniera credibile».
Ma le coperture per la fu Imu, ci sono o no? «Non è facile trovare i 2,4 miliardi necessari a eliminare la seconda rata», ammette sconsolato Saccomanni. Ma sì, tranquillizza fiducioso il suo vice Stefano Fassina, in ogni caso le coperture della legge di stabilità «ci sono e sono certe». Bruxelles ascolta tutti, un po’ attonita. Mentre Mario Draghi, presidente della Bce europea, rincuora gli ottimisti: in questi anni, nell’Eurozona molti «hanno sofferto per la crisi» ma ora «ci stiamo riprendendo gradualmente».

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