Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«L’Europa è meglio di due anni fa Ora uno scatto dalle banche italiane»

Noi europei dovremmo smetterla di essere pessimisti a ogni costo, di piangerci addosso, di non vedere un futuro. Non siamo messi male come crediamo. Anzi, «i cittadini europei sono i veri eroi della crisi: riescono a cambiare senza guerre civili». L’analisi è di Marco Mazzucchelli, banchiere d’investimento con lunghe esperienze in Italia e all’estero, oggi managing director a Zurigo della banca svizzera Julius Bär.

Faticoso esaltarsi per la situazione europea: sei trimestri consecutivi di recessione.

«Mi rendo conto, sull’Europa c’è un’epidemia di pessimismo che si autoalimenta. E se si guardano i singoli Paesi è difficile in effetti essere costruttivi. Ma il totale è migliore della somma delle singole parti. Se ci stacchiamo dal contingente e osserviamo le cose in prospettiva storica, oggi abbiamo un’Europa migliore di due anni fa».

Mah. Proviamo a staccarci dal contingente.

«Partiamo dalle istituzioni. Le singole decisioni politiche che sono state prese per affrontare la crisi possono apparire insufficienti. Oggi, però, la governance dell’Eurozona è più robusta perché ha incorporato buone dosi di pragmatismo e di flessibilità. Siamo nella giusta direzione di marcia».

Capacità di governance? La famosa unione bancaria, per dire, non si vede.

«Tutti dicono che non verrà mai. In realtà sta arrivando. Il supervisore unico è stato individuato, la Banca centrale europea. Le linee guida dei bail-in (l’attribuzione di perdite agli azionisti e ai creditori delle banche in caso di crisi, prima dell’intervento dei governi, ndr) sono regola: entreranno in vigore nel 2018 ma fatico a immaginare che, prima di allora, qualcuno possa non tenerne conto. Il modello di risoluzione delle crisi (fallimento ordinato o ricapitalizzazione, ndr) è definito nelle sue linee fondamentali. Così come il comitato che dovrà dare il via alle risoluzioni. Manca il single resolution fund (il fondo di intervento nelle crisi bancarie, ndr) ma rispetto a un anno fa abbiamo fatto passi avanti enormi. Mi viene da dire che tra un po’ avremo gli Eurobond senza nemmeno chiederli».

La crisi si è però spostata sull’economia reale.

«Certo, ci sono tutti gli elementi per un’altra tempesta perfetta sull’Eurozona. Le economie dei Paesi emergenti rallentano, gli Stati Uniti sono più vigili nella politica monetaria, persistono timori di deflazione. Eppure oggi l’Europa è più preparata di qualche anno fa ad affrontare una crisi, le imprese hanno ristrutturato e sono in grado, diversamente dai nuovi concorrenti, di affrontare una situazione di bassa crescita e disinflazione. Sono diventate più competitive, meno dipendenti dalle banche e dai singoli mercati di sbocco».

Beh, non si può dire che tutte le imprese siano in forma.

«Certo, alcune non ce l’hanno fatta o stanno soffrendo finanziariamente. Ma, anche qui, si è capito che lo snodo è il sistema bancario. Va riformato, ed alcuni Paesi lo stanno facendo con decisione: a parte America e Svizzera, anche Regno Unito, Benelux, Paesi nordici e persino Spagna. Migliori patrimonializzazioni, rischi meno concentrati, maggiori riserve di liquidità e raccolta a lungo termine, eliminazione dei sussidi impliciti tra unità di business. Purtroppo l’Italia ha scelto di non affrontare la situazione: non ha avuto la determinazione di fare venire allo scoperto le perdite. Quindi c’è il rischio che si creino cosiddette banche zombie che non svolgono la loro funzione sociale di volano finanziario nei confronti dell’economia reale».

C’è un problema Italia.

«Non generalizziamo. Mi auguro solo che gli esecutivi delle banche capiscano che serve uno scatto d’indipendenza rispetto ai vincoli posti dagli azionisti storici (per portare allo scoperto le perdite, ndr). Altrimenti sarà la marginalizzazione dei nostri Istituti. Inoltre, scommetto che nel giro di sei mesi si darà il via a qualche forma di finanziamento intergovernativo alle imprese medio-piccole, una sorta di primo passo verso la condivisione europea delle passività (e quindi l’unione fiscale, ndr). E le banche italiane rischiano di restare inerti».

Lei vede per l’Europa la luce in fondo al tunnel. Aveva dunque ragione Angela Merkel.

«Tutto e tutti hanno contribuito. Non c’è stato un solo fattore chiave, nessuno ha agito grazie a una folgorazione. Anche il governo Monti è stato importantissimo. In nessun’altra regione del mondo avremmo potuto avere cambiamenti di questa portata in regime di pace. I vincitori alla fine sono i cittadini europei».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa