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L’Europa cresce, le Borse brindano

Dire che l’avversione al rischio estiva abbia abbandonato i listini pare ancora azzardato. Ma la giornata di ieri ha fatto ritornare un po’ di ottimismo tra gli investitori in un contesto che resta in ogni caso estremamente volatile e incerto.
L’ottimismo si ricava dal fatto che per la prima volta dopo tanto tempo le Borse sono salite sull’onda di dati macro europei rivisti al rialzo. Nel secondo trimestre il Prodotto interno lordo dell’area euro è cresciuto dello 0,4% e non dello 0,3%, come emerso dalle stime preliminari. Ancora più forte il dato annuo: +1,5% anziché +1,2%. Quindi l’economia del Vecchio Continente sta crescendo, seppur grazie al triplice e difficilmente ripetibile aiutino di euro basso (-16% sul dollaro da novembre 2014), petrolio ai minimi (-53% annuo) e quantitative easing della Banca centrale europea. Francoforte ha vestito la maglia rosa (Dax 30 +1,61%) grazie al robusto dato sulle esportazioni cresciute a luglio su base mensile del 2,4% a 103 miliardi di euro. Al netto delle polemiche sugli squilibri commerciali tra i Paesi dell’Eurozona e sul limite del saldo delle partite correnti che non dovrebbe essere superiore al 6% del Pil (limite superato da 8 anni consecutivi dalla Germania, nel secondo trimestre 2015 siamo all’8,27%) resta un dato di straordinario impatto.
In spolvero anche Piazza Affari (Ftse Mib +1,48%) trainata dai titoli bancari che hanno beneficiato anche del nuovo calo del rendimento del BTp decennale, sceso all’1,84% (con spread sul Bund a 115). I mercati iniziano a scontare una sorta di «turbo-Qe» della Bce, ovvero un prolungamento almeno fino a dicembre 2016 del piano di quantitative easing, inizialmente pensato per durere fino a settembre del prossimo anno. Secondo Goldman Sachs non è da escludere che il programma di stimoli della Bce si estenda anche in parte al 2017.
I mercati hanno poi trovato un altro motivo per ritrovare un po’ di verve: la Borsa di Shanghai ha aperto con un calo superiore al 5% ma nell’ultima ora ha recuperato e chiuso in rialzo del 2,9% grazie a nuove iniezioni a sostegno del mercato azionario da parte del governo. Sempre secondo la banca d’affari statunitense dall’inizio delle turbolenze estive le autorità di Pechino avrebbero immesso l’equivalente di 236 miliardi di dollari a difesa delle quotazioni di Borsa. Gli investitori hanno apprezzato anche le dichiarazioni della Banca centrale cinese sul fatto che l’economia del Paese può ancora mantenere nel lungo termine un tasso di crescita medio-alto.
Hanno deluso invece i dati macro nipponici. La contrazione del Pil giapponese di aprile-giugno, pur se migliorata nella seconda lettura (da -0,4% a -0,3% su base trimestrale), sconta investimenti aziendali deboli. La Borsa di Tokyo ha ceduto il 2,43% annullando così del tutto il rialzo da inizio anno. Da segnalare, a tal proposito, che convertendo le performance dei listini in dollari, Piazza Affari resta l’unica Borsa, tra quelle dei Paesi sviluppati, in territorio positivo (+6,8%, +15,5% in euro).
La performance annua di Wall Street resta negativa (-8%) nonostante il recupero di ieri, speculare anche a un leggero ridimensionamento della volatilità (l’indice Vix, che la misura, è sceso da 27 a 25 punti). Siamo ancora lontani dai livelli di normalità (10-15 punti) ed è per questo che è prematuro dire che con il rialzo di ieri si possa effettivamente parlare di cambiamento di scenario nel breve termine.
Oggi intanto il dato più importante arriva dagli Usa. Si conosceranno le nuove posizioni aperte per posti di lavoro ad agosto. A giugno, erano 5,25 milioni, aumentate a 5,33 milioni nel mese di luglio. Il dato sul mercato del lavoro negli Usa è in questa fase molto importante in vista del market mover del mese, quello del 17 settembre, quando la Federal Reserve dovrà esprimersi sui tassi negli Usa.

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