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L’Europa: chiarezza su gettito e imposte

BRUXELLES — In attesa di Enrico Letta, convocato agli esami presso la Commissione Europea, torna lui (o lei), il fantasma che si vede e non si vede, e proprio per questo inquieta un pezzo d’Europa: l’Imu, l’imposta italiana sugli immobili, squagliata nel 2013 e per alcuni rianimata ora come le ranocchie di Volta a colpi di scariche elettriche, cioè di mini emendamenti piazzati qua e là. «Non commentiamo provvedimenti in via di elaborazione nei singoli Stati», dicono le fonti Ue, come sempre in questi casi. Ma fuori dall’ufficialità, qualcuno ricorda: è da un anno e più, fin dagli ultimi tempi al governo di Mario Monti, che baruffe ed equivoci sull’Imu si intrecciano fra Roma e Bruxelles. Ci si è sempre parlati in codice, con un occhio agli elettorati, soprattutto ora che si avvicinano le elezioni europee. Lo ha fatto anche la Ue, ben inteso: prima diceva «l’Imu è iniqua», e poi correggeva «…però non è un rimprovero». Ora, probabilmente, il riaffacciarsi della stessa Imu consola gli euro-rigoristi. Ma non lo si dice apertamente. E quindi, si respira adesso un solo sentimento: preoccupazione. E parte una sola richiesta verso Palazzo Chigi: chiarezza, dateci chiarezza. Subito. Perché non arrivano solo le elezioni europee, ma si profilano anche all’orizzonte i tempi in cui i bilanci nazionali si cominciano a stilare davvero insieme, sotto l’occhio della professoressa Angela Merkel che guida la partita: e se si straccia o si nasconde una carta, magari un asso con il simbolo di una forte imposta chiamata Imu, gli altri Stati seduti allo stesso tavolo chiedono di sapere quale carta la sostituirà e con quale valore, per non perdere a loro volta una parte del piatto, il piatto comune. Dunque, ancora una volta: «Chiarezza». Ognuna delle tasse italiane in discussione – Tasi, Imu, Tari – è ancora come un pezzo di «pongo», la plastilina modellabile di un tempo: se sparisce, o si storce, bisogna presentare la giustificazione a tutti e rifornire il piatto. Già il 24 gennaio i proprietari di prime case dovranno pagare (forse) la quota residuale della seconda rata. Sarà così? Per Bruxelles è come il ticchettio di una sveglia male accordata, che potrebbe anche bloccarsi di colpo.
Il caos fiscale non fa bene neppure all’Europa, lascia capire Wolfgang Münchau dalle colonne del Financial Times . Fra gli eventi che decideranno i prossimi mesi per la Ue, aggiunge, «la posizione dell’Italia per il futuro dell’eurozona difficilmente potrebbe essere sottovalutata». E anche qui, quella richiesta corale: chiarezza, su tutto, anche sul sistema fiscale. «Senza la prospettiva di una messa in comune o mutualizzazione del debito, all’Italia resta una sola strada davanti a sé, se vuole prosperare nell’eurozona. La sua economia deve diventare come quella della Germania. Dubito che ciò sia fattibile, ma questa è la scelta che hanno fatto successivi governi italiani, ed è la scelta che determina l’agenda delle riforme».

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