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L’Europa cade, Borse deluse dalla Bce

Piazza Affari archivia una seduta da profondo rosso, un giovedì nero che entra di diritto nelle statistiche tra le peggiori sedute del 2014. Il Ftse Mib – che da settimane ci ha abituato nel bene e nel male a registrare la maggior volatilità – ha indossato la maglia nera tra le Borse europee, accusando un calo del 3,92%, scendendo sotto la soglia dei 20mila punti e ritornando sui minimi del 22 agosto. A scuotere i titoli azionari sono state le parole del governatore della Bce, Mario Draghi che ha fornito ulteriori dettagli sui tempi del piano di acquisti di titoli cartolarizzati Abs, Asset backed securities («nel corso del quarto trimestre del 2014») e dei covered bond («a metà ottobre»). Draghi ha fornito un orizzonte temporale di almeno due anni. Nel complesso – considerando anche i pacchetti T-Ltro (Targeted-Long term refinancing operations) – il numero uno dell’istituto di Francoforte si aspetta di incrementare nell’arco dei prossimi 24 mesi il bilancio della Bce di 1.000 miliardi di euro, di portarlo quindi a 3mila miliardi, la stessa soglia raggiunta nel 2012.
Dalla reazione dei mercati è evidente che Draghi – che prima di ieri non aveva lesinato sorprese – ha deluso gli investitori. Almeno per due motivi: il primo riguarda la vaghezza sull’ammontare di acquisti di Abs. Ma si può comunque fare qualche calcolo, il cui risultato non entusiasma gli operatori. Al momento, il mercato degli Abs europei vale circa 1.200 miliardi. Tuttavia, escludendo le emissioni fuori dall’Eurozona scende a 885. Ma poiché la maggior parte dello stock di Abs esistente è utilizzato come collaterale per accedere alle varie operazioni di pronti contro termine della Bce, nel mercato secondario l’ammontare di Abs disponibili è pari a circa 251 miliardi di euro. Dividendo questo importo per 24 mesi si ottiene una cifra di poco superiore ai 10 miliardi al mese, decisamente inferiore rispetto agli 85 miliardi di dollari al mese stanziati dalla Fed all’inizio dell’ultimo piano di allentamento monetario. E poi ha colpito la vaghezza della Bce sull’acquisto di titoli di Stato e quindi sull’implementazione di un piano di quantitative easing completo. Anche per questo motivo hanno sofferto i bancari a Piazza Affari (l’indice di settore ha perso il 5,08%), fortemente esposti in titoli di Stato e, quindi, potenzialmente tra i principali beneficiari di un piano di acquisti di bond governativi della Bce. Tra i peggiori Banco Popolare (-6,19%) e Intesa Sanpaolo (-5,5%).
Hanno poi sofferto gli energetici con il calo in area 90 dollari al barile del petrolio (minimi dal 2012). Enel ha ceduto il 3,96%, Eni il 3,82% e Tenaris il 3,44%. Peggiore blue chip del listino è stata però Finmeccanica dopo che l’agenzia Standard and Poor’s ha rivisto l’outlook a “negativo” da “stabile”, motivando la decisione con i risultati operativi sotto le aspettative e i cattivi risultati del settore ferroviario (Finmeccanica ha poi chiarito che il giudizio non tiene conto delle operazioni avviate dal nuovo management). Forti vendite anche Yoox (-5,4%) che paga il crollo (-13%) di Zalando a Francoforte.
La delusione degli investitori si è però focalizzata sul settore azionario e ha colpito solo marginalmente i rendimenti dei titoli di Stato. I BTp a 10 anni hanno chiuso al 2,32%, 4 punti base in più rispetto alla vigilia. I Bonos al 2,11%, in linea con i valori precedenti. Lo spread tra BTp e Bund è salito da 138 a quota 142. Come mai? Anche qui le parole di Draghi hanno avuto un impatto perché rispondendo alle domande dei giornalisti ha detto che il «nostro scenario di medio termine sull’inflazione è peggiorato e i rischi sono aumentati». Di conseguenza sono state frenate le spinte rialziste sui tassi nominali dei bond governativi dato che le parole di Draghi hanno accentuato le aspettative di disinflazione o (come accade per sei Paesi dell’Eurozona fra cui l’Italia) di deflazione in atto, che farebbero automaticamente salire (a parità di tassi nominali) i tassi reali degli stessi titoli.

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