Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’Europa avverte Roma: priorità ridurre il deficit

di Ivo Caizzi

STRASBURGO — La Commissione europea ha invitato l’Italia a continuare con la politica economica «prudente» , attuata finora per affrontare la crisi, e a integrarla entro ottobre con misure aggiuntive in grado di tenere sotto controllo i conti pubblici e di rilanciare la crescita. Di fatto viene scoraggiata la tentazione di considerare interventi con aumenti di spesa e riduzioni delle tasse, che da tempo il premier Silvio Berlusconi sollecita al ministro dell’Economia Giulio Tremonti (rigidamente contrario). Parere positivo viene dato solo all'annunciato progetto di riforma fiscale, che prevede di «spostare gradualmente la tassazione dal lavoro ai consumi» , perché potrebbe rilanciare l’occupazione. Il presidente della Commissione, il portoghese José Manuel Barroso e il commissario per gli Affari economici, il finlandese Olli Rehn, hanno ufficializzato varie raccomandazioni all’Italia presentando nell’Europarlamento di Strasburgo il nuovo Semestre europeo, che rafforza il coordinamento delle politiche di bilancio dei 27 Paesi Ue e valuta i programmi di finanza pubblica dei singoli governi. «Raccomandiamo all’Italia tetti vincolanti sulla spesa e il miglioramento del monitoraggio sulle amministrazioni» ha dichiarato Rehn. La Commissione considera «credibile» la politica economica italiana nell’ambito degli obiettivi fissati per il 2012. Riconosce che, durante la crisi, non sono stati attuati quegli interventi di spesa responsabili dei forti aumenti dei deficit in molti Paesi. Chiede di rilanciare la crescita troppo bassa e critica il debito pubblico previsto al 120%del Pil nel 2011. Invita così a essere pronti «per prevenire sforamenti nell’attuazione delle misure di bilancio» . Eventuali introiti supplementari dovranno essere usati per la «riduzione più rapida» di deficit e debito, sostenendo il conseguimento degli obiettivi 2013-2014 con «misure concrete entro l’ottobre 2011» . L’istituzione di Bruxelles individua elementi di debolezza per l’economia italiana nel mercato del lavoro. Preoccupante viene considerata la disoccupazione soprattutto a livello giovanile, che sotto i 25 anni di età ha raggiunto il 27,8%nel 2010. Il tasso di occupazione femminile resta 20 punti sotto quello degli uomini. Nel Mezzogiorno solo un terzo delle donne tra 20 e 64 anni risultavano occupate nel 2009. A peggiorare la situazione c’è il sistema di sussidi di disoccupazione frammentato e da riformare in modo «radicale» . La Commissione sollecita interventi legislativi anche per risolvere il problema del lavoro nero e per aumentare la concorrenza nel settore dei servizi. I salari dovrebbero essere maggiormente ancorati alla produttività. Fondamentali vengono considerati più significativi investimenti nella ricerca e nell’innovazione, in modo da colmare il ritardo rispetto ai più avanzati Paesi Ue. Un secco richiamo è stato lanciato sulla utilizzazione degli ingenti fondi comunitari spettanti all’Italia. Nel programma 2007-2013 solo il 16,8%sarebbe stato mobilitato come media nazionale. I picchi più bassi risultano imputabili alla classe politica delle regioni meridionali (quelle che avrebbero più bisogno dei finanziamenti Ue per rilanciare lo sviluppo). Il Semestre europeo non obbliga ad applicare le raccomandazioni della Commissione. Punta a influenzare le leggi finanziarie nazionali per il 2012. «Sono proposte che dovrebbero diventare raccomandazioni del Consiglio (dei 27 governi Ue, ndr)— ha spiegato Rehn— e il Consiglio ci ha già fatto sapere che le appoggia. Ci spettiamo che eserciti pressioni da pari a pari» . Un passo in questo senso è già programmato per il 14 giugno prossimo con una cena dei ministri finanziari europei, dove si dovrebbe parlare del governo comune dell’economia e dell’emergenza per il debito sovrano in Grecia e in altri Paesi membri. Barroso si è lamentato che molti programmi economici dei governi appaiono «poco ambiziosi» . Non a caso la previsione sul debito pubblico dell’Eurozona indica nel 2012 una salita all’ 87,8%del Pil con lenta discesa nel 2013 (87%) e nel 2014 (85,1%).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

TORINO — La produzione della 500 elettrica ferma i contratti di solidarietà nel polo torinese, tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non deve essere imputata la società unipersonale. Non sulla base del decreto 231. In questo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora al palo la corsa agli aumenti di capitale agevolati dall’articolo 26 del Dl 34/2020...

Oggi sulla stampa