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«L’Europa apre all’Italia sull’abbattimento del debito»

di Giuseppe Sarcina

BRUXELLES — Passo avanti dell'Italia nel difficile negoziato sui vincoli di bilancio a Bruxelles. Secondo indiscrezioni riportate dalla sede di Milano dell'agenzia Reuters, il governo avrebbe ottenuto un percorso di abbattimento del debito più morbido. Nel calcolo dell'esposizione si dovranno tenere in considerazione anche «altri fattori rilevanti», come l'ammontare del debito privato e la sostenibilità del sistema pensionistico. Due voci con segno positivo per l'Italia. La materia è molto tecnica, ma di grande impatto sui conti pubblici e, più in generale, sulle scelte politiche.
L'esecutivo guidato da Mario Monti si sta concentrando soprattutto sull'articolo 4 che prevede una regola durissima per gli Stati più indebitati (Grecia, Italia, Irlanda, Belgio, Portogallo). Chi ha accumulato un debito superiore al 60% del Pil (Prodotto interno lordo) deve impegnarsi a ridurre l'extrastock di un ventesimo ogni anno. Sinceramente, sia detto per inciso, non si capisce come la Grecia possa reggere un ulteriore carico del genere, ma anche per l'Italia la traduzione della norma secca in cifre sarebbe devastante: una manovra da 40-45 miliardi ogni anno. Se ne discute da un mese, da quando si è formato il «tavolo dei 101 negoziatori» a Bruxelles, incaricato di trasformare in un testo giuridico vincolante l'accordo sull'Unione economica rafforzata, firmato dai 26 capi di Stato e di governo (tutti tranne il premier britannico David Cameron) il 9 dicembre scorso.
Per domani è convocata una nuova riunione. E c'è attesa per leggere la versione più aggiornata dell'articolo 4. La delegazione italiana è guidata dall'ambasciatore della Rappresentanza a Bruxelles, Ferdinando Nelli Feroci, ed è composta da Raffaele Trombetta, vicedirettore generale per l'integrazione europea al ministero degli Esteri, e Carlo Monticelli, dirigente generale dei Rapporti finanziari internazionali al ministero dell'Economia. Da Roma seguono in tempo reale l'evoluzione dei negoziati il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi e il viceministro Vittorio Grilli. È questa la squadra che ha preparato e poi depositato un emendamento per inserire nel nuovo Trattato il riferimento completo alla normativa Ue già in vigore dal 13 dicembre scorso, in particolare l'articolo 2 del cosiddetto «Six Pack». Nella seconda bozza discussa a Bruxelles il 6 gennaio scorso figurava solo un comma di questa norma con il richiamo, implicito, all'attenuante del ciclo economico e alla sostanziale moratoria di tre anni. Nel testo preparato per domani, invece, dovrebbe essere citato tutto l'articolo 2, comprendendo, quindi, nel calcolo del debito anche «gli altri fattori rilevanti».
Reuters cita, senza nominarle, «due fonti vicine al dossier». La prima dichiara: «C'era la preoccupazione di un ulteriore irrigidimento rispetto al Six Pack. Nell'ultima riunione di venerdì è emerso che nel testo… sarà compresa la valutazione di altri fattori rilevanti». Una «fonte europea» aggiunge: «Nella bozza emendata dopo la riunione tecnica di venerdì 6 gennaio si fa riferimento all'articolo 2 e non solo al comma 2/1a». Fin qui le indiscrezioni che ieri sera non è stato possibile verificare direttamente sul documento, ancora in corso di preparazione. I tre parlamentari europei che partecipano alla trattativa, Roberto Gualtieri (Socialisti e democratici), Elmar Brok (Ppe) e Guy Verhofstadt non lo avevano ancora ricevuto. Così come la struttura del Consiglio europeo e quella della Commissione. Va anche ricordato che venerdì sera, al termine della riunione l'ambasciatore Nelli Feroci aveva riferito che «sull'articolo 4 la situazione è buona, ma c'è ancora da lavorare». Evidentemente, secondo i segnali che arrivano dall'Italia, nei giorni successivi il «lavoro» diplomatico ha raggiunto l'obiettivo. Ma il risultato dovrà ora essere consolidato e difeso da altri insidiosi emendamenti, per esempio quello della Germania che chiede di procedere subito e non fra tre anni alla riduzione forzata del debito. Il calendario corre verso l'Eurogruppo del 24 gennaio e il Consiglio europeo del 30 gennaio che dovrebbe prendere la decisione finale.
 

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