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L’Europa al debutto di Franco: Italia pronta alle sfide della ripresa

Il primo contatto, telefonico, è avvenuto al mattino tra il neo ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente dell’Eurogruppo, l’irlandese Pascal Donohoe. Nel pomeriggio, invece, la video-riunione con gli altri ministri finanziari dell’Eurozona, dove ha fatto il suo esordio anche la nuova ministra dell’Estonia, Kei Pentus-Rosimannus.

«Franco ha partecipato molto attivamente fornendo molti contributi importanti alle discussioni che abbiamo avuto», ha detto al termine dell’Eurogruppo Donohoe: «So che è molto consapevole delle sfide che l’Eurozona e l’Italia devono affrontare, e sono molto fiducioso che lui e il nuovo governo lavoreranno senza sosta per rispondere a quelle sfide». La presentazione delle linee programmatiche del governo italiano in materia di politica economica è rimandata alla riunione in calendario per marzo, così si sono accordati Franco e Donohoe. Del resto, ha osservato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, «si sta aspettando il voto di fiducia al Parlamento italiano nei prossimi giorni». C’è comunque aspettativa in Europa verso il nuovo corso italiano, come si capisce dalle parole pronunciate dal ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, a margine dell’Eurogruppo: «Mario Draghi rappresenta politiche molto intelligenti ed è un vero europeo». E per Moody’s le prospettive dell’Italia migliorano con Draghi anche se le sfide restano le riforme da fare nel lungo periodo.

I ministri finanziari dell’Eurozona si sono confrontati sulla crisi economica scatenata dalla pandemia e hanno evidenziato l’incertezza ancora dominante a causa del diffondersi delle varanti del virus, nonostante i vaccini anti-Covid rappresentino una luce in fondo al tunnel. Michael Ryan e Bruce Aylward dell’Organizzazione mondiale per la Sanità hanno fatto il punto sulla situazione epidemiologica. La riunione è stata anche l’occasione per un inizio di discussione su quando e come passare da misure d’emergenza di sostegno alle imprese a misure più specifiche e mirate, che distinguono tra aziende non redditizie e aziende redditizie bisognose di sostegno. La separazione «non sarà facile — ha sottolineato Gentiloni — ma sarà importante per facilitare la crescita sostenibile in seguito». Per l’Eurogruppo servono ancora «cautela e gradualità» nelle decisioni, e le politiche di sostegno all’economia non devono essere ritirate troppo presto. Questo scenario prende le mosse dalle stime della Commissione pubblicate giovedì scorso (il Pil dell’Italia non tornerà ai livelli del 2019 entro il 2022). Gentiloni ha però ricordato che le previsioni non tengono conto dell’impatto sul Pil di Next Generation Eu, che dovrebbe fornire «una spinta fino al 2% per l’Ue nel suo insieme negli anni di funzionamento della Recovery and Resilience Facility». I primi esborsi potrebbero arrivare prima della pausa estiva «ma è una sfida».

Nei prossimi mesi l’Ue dovrà fare «scelte sagge in termini di politica fiscale», ha spiegato Gentiloni e dovrà domandarsi cosa accadrà nel 2022, se mantenere la general escape clause che mette in pausa le regole del Patto di stabilità o meno. «Gli Stati membri avranno presto bisogno di orientamenti su questo fronte — ha spiegato — poiché inizieranno a preparare i propri bilanci per il 2022 e la pianificazione di bilancio a medio termine». La decisione sul Patto arriverà dopo le previsioni di primavera pubblicate a maggio e «all’inizio di marzo la Commissione fornirà orientamenti su come intende affrontare il pacchetto di politica economica di primavera di quest’anno». Le raccomandazioni includono «una guida fiscale preliminare per il periodo a venire e i parametri che esamineremo per decidere sulla general escape clause».

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