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L’Europa accusa: Google contro le regole Antitrust

Google nel mirino dell’Unione europea. La Commissione a Bruxelles sarebbe pronta ad accusare oggi l’azienda di Mountain View di abuso di posizione dominante nelle attività di ricerca su Internet: lo riporta il quotidiano britannico «Financial Times», per cui il commissario Antitrust Margrethe Vestager annuncerà in queste ore l’invio di un atto di accusa nei confronti della società statunitense. 
Il gruppo del motore di ricerca più grande del mondo — secondo le indiscrezioni — sarà chiamato a difendersi dall’addebito di aver violato le regole antimonopolio, dirottando il traffico dai concorrenti per favorire i propri servizi. Il caso potrebbe diventare il più importante perseguito dall’Antitrust europeo dai tempi della lunga battaglia contro la Microsoft, che costò al colosso del software multe per oltre 2 miliardi di euro.
Con le accuse europee nei propri confronti — per violazione della normativa antitrust — Google potrebbe rischiare di pagare oltre 6 miliardi di dollari di multe: la stima è del quotidiano statunitense «Wall Street Journal». Tuttavia, i sostenitori di Google ritengono che la mossa prevista a Bruxelles rifletta soprattutto questioni politiche.
Ma quello della Commissione europea non è l’unico fronte per l’azienda di Mountain View. La società, infatti, potrebbe essere presto costretta a svelare alle Autorità francesi la formula segreta del proprio algoritmo, vale a dire del sistema per elencare e ordinare i risultati di ogni ricerca inserita — nel caso in questione — nel motore www.google.fr . È il potenziale risultato di un’iniziativa francese che rappresenterebbe un consistente giro di vite legislativo su Google. Secondo il «Financial Times», a Parigi il Senato sembra essere pronto a dire sì, questa settimana, a una legge che permetterebbe all’Authority nazionale delle telecomunicazioni di monitorare gli algoritmi dei motori di ricerca, con ampi poteri per assicurarsi che i risultati (l’elenco dei siti) siano imparziali. In ogni caso, perché la proposta diventi legge, sarà necessario anche l’ok di Camera bassa e governo.
Per Google, che ha parlato di trasparenza nei «ranking», una tale mossa consegnerebbe gratis alla concorrenza i segreti dell’azienda.

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