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L’euroinflazione tocca quota 1,8% in gennaio Per la Bce meno spazi per tenere giù i tassi

Deflazione addio, anche in Italia. I prezzi ricominciano a correre e l’Istat segnala un record: a gennaio l’aumento tendenziale più alto in oltre tre anni, più 1 per cento, come non accadeva dall’agosto 2013.
Volano soprattutto i prezzi dei beni energetici, ma non solo. I vegetali freschi mettono a segno un primato assoluto, i prezzi su base annua crescono di oltre il 20 per cento, complice il maltempo e il gelo di inizio anno, un rialzo mai visto da quando l’Istituto di Statistica ha dato il via alle serie storiche, nel gennaio 1997. Però su base mensile l’inflazione è ancora modesta, più 0,3 per cento. E soprattutto nel resto dell’Unione Europea la corsa dei prezzi è molto più veloce: l’inflazione è già all’1,8% nell’Eurozona e all’1,7% nella media Ue, con il Belgio che è al 3,1%, la Spagna al 2,9%, l’Austria al 2,1% e la Germania all’1,9%. L’obiettivo dichiarato dalla Banca Centrale Europea, quello di mantenere la stabilità dei prezzi su un livello di crescita «inferiore ma vicino al 2%» sembra vicinissimo, certo non ancora per l’Italia, che è a metà strada. E le dichiarazioni degli analisti della Bce di poche settimane fa, in occasione della diffusione del Bollettino sui dati di dicembre, appaiono già datate: «L’inflazione complessiva è aumentata, in larga misura sulla scorta di effetti di base dei prezzi dell’energia, ma le pressioni sull’inflazione di fondo restano contenute». E ancora, soprattutto: «l’inflazione al netto di alimentari ed energia, 0,9% a dicembre per l’Eurozona, non ha evidenziato segnali convincenti di una tendenza al rialzo». A gennaio il cambio di passo è notevole, l’inflazione quasi raddoppia. E anche negli Stati Uniti si riscaldano i prezzi: proprio ieri la Fed si è detta pronta a rialzare «abbastanza presto» i tassi di interesse Usa. Dati che rendono più difficile che si realizzi quanto dichiarato più volte dal presidente della Bce Mario Draghi, e cioè che la politica monetaria “accomodante”, l’acquisto di titoli del debito pubblico, continui almeno fino alla fine del 2017. Un aumento dei tassi per l’Italia sarebbe sicuramente un danno, soprattutto perché la nostra inflazione, per quanto sia raddoppiata rispetto a dicembre, rimane ancora lontana dalla media dell’Eurozona. Non solo: l’aumento dei tassi d’interesse porterebbe di nuovo alle stelle il costo del debito pubblico. Sta già succedendo: i tassi del Btp decennale sono al 2,2%, un anno fa erano intorno all’1,2%.
Il risveglio dell’inflazione italiana, per quanto ancora lontana da quella Ue, preoccupa anche le famiglie: le associazioni dei consumatori già fanno i conti su quanto costeranno gli aumenti attuali, considerato soprattutto che il “carrello della spesa”, costituito dai prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumenta dell’1,1% su base mensile e dell’1,9% su base annua, rialzo più che doppio rispetto a dicembre, mentre per i beni ad alta frequenza di acquisto i prezzi crescono addirittura del 2,2%. E’ un’inflazione che dunque si sente soprattutto quando si va a fare la spesa, che pesa sulle bollette, sulla vita di tutti i giorni, un aggravio di spesa da 380 euro annui per una famiglia con due figli, calcola l’Unione Nazionale Consumatori. In forte rialzo anche i prezzi dei biglietti dei treni e dei parcheggi, le bollette dell’acqua, i prodotti farmaceutici, il gasolio per riscaldamento. Soprattutto, il rialzo dei prezzi non è collegato a un aumento della domanda, e quindi potrebbe ulteriormente deprimerla, ragionano Confcommercio e Confesercenti, ricordando che negli ultimi mesi a far salire il potere d’acquisto degli italiani è stata la riduzione dei prezzi, decisamente più rilevante rispetto al modesto aumento dei redditi.

Rosaria Amato

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