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L’Eurogruppo trova l’accordo sui quattro pilastri anti crisi

Per la seconda volta questa settimana, i ministri delle Finanze della zona euro si sono riuniti ieri sera in videoconferenza, riuscendo a sancire un accordo su una risposta congiunta allo shock economico provocato dalla pandemia influenzale. L’intesa promossa da Berlino e Parigi apre le porte a un uso flessibile del Meccanismo europeo di Stabilità e addirittura alla nascita di un fondo possibilmente finanziato da titoli in comune, del valore di 500 miliardi di euro.

Come è ormai noto, all’attenzione dei ministri chiamati a fare una selezione di opzioni da presentare ai capi di Stato e di governo, vi sono quattro misure: i prestiti del Mes agli Stati membri; gli aiuti del Banca europea degli investimenti (Bei); il sostegno alla cassa integrazione nazionale proposto dalla Commissione europea (chiamato Sure); e infine la proposta francese di creare un fondo finanziato da obbligazioni congiunte per finanziare il rilancio dell’economia.

Il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno è stato costretto a rinviare la riunione varie volte, prima di finalmente iniziarla alle 21:30, con quattro ore e mezzo di ritardo. L’accordo prevede un uso flessibile del Mes per sostenere il finanziamento dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta così come i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi provocata dal COVID 19. Superata l’emergenza i Paesi si impegneranno a rafforzare i loro fondamentali economici.

Come detto, il presidente Centeno è stato costretto ieri pomeriggio a rinviare ripetutamente l’inizio della riunione nel tentativo di trovare una intesa tra i principali Paesi della zona euro (Germania, Francia, Italia, Spagna e Olanda). L’Unione europea è a un bivio: la crisi sanitaria provocata dalla pandemia influenzale così come il rischio di depressione economica stanno mettendo i paesi membri dinanzi alla scelta se proseguire l’integrazione con scelte radicali o meno.

«Ho parlato a lungo con il premier italiano Giuseppe Conte e concordiamo sul fatto che vi sia un urgente bisogno di solidarietà in Europa», aveva detto la cancelliera Angela Merkel prima dell’inizio dell’Eurogruppo. «Il benessere della Germania dipende dal benessere dell’Europa. Ora, quali strumenti sono adatti a questo scopo, qui vi sono opinioni diverse. Sapete che non credo al debito comune a causa della situazione della nostra unione politica, ed è per questo che respingo questa idea».

Alla luce dell’esito della riunione di ieri sera, la frase si è rivelata abbastanza vaga da lasciare la porta aperta a varie soluzioni (tanto più che debito comune viene già emesso dalla Bei, dal Mes e dalla Commissione europea).

La presa di posizione potrebbe essere stata a uso e consumo del governo olandese, anch’esso contrario alla mutualizzazione dei debiti, e a nascondere anche il tentativo della cancelliera di indurre la sua opinione pubblica a interpretare correttamente l’esito della riunione.

L’accordo di ieri sera parla di un fondo legato al bilancio europeo, finanziato con «strumenti finanziari innovativi», in linea con i Trattati (pari a 500 miliardi di euro, secondo Parigi). Lo strumento dovrebbe essere temporaneo, mirato e proporzionato ai costi straordinari provocati dalla pandemia. Tre giorni fa L’Aja si era opposta a un eccessivo ammorbidimento delle condizioni di utilizzo del Mes così come all’ipotesi francese di un fondo finanziato da titoli congiunti.

Nei fatti, la proposta francese è stata accettata sia dall’Olanda che dalla Germania, anche se è tutta da negoziare. Berlino si è dimostrata in queste settimane sorprendentemente ben disposta nell’accettare storiche decisioni sul fronte della spesa pubblica. Peraltro, l’ultimo sondaggio Politbarometer della rete televisiva pubblica ZDF notava ieri che il 68% dei tedeschi è favorevole ad «aiuti europei a favore di Italia e Spagna sulla scia della pandemia influenzale».

Un compromesso sugli altri due tasselli – il Sure e la Bei – è stato più facile da raggiungere. Infine è da sottolineare in ogni caso che sia sul fronte Mes che ancor di più per quanto riguarda il fondo francese di rilancio dell’economia nuovi negoziati diplomatici e politici sarebbero comunque necessari per mettere a punto tutti gli aspetti operativi. Un accordo all’Eurogruppo non è che un primo passo di un lungo negoziato che scatterà dopo il prossimo benestare dei capi di Stato e di governo.

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