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L’Eurogruppo svolta a sinistra arriva l’anti-austerity Centeno

È Mario Centeno il nuovo presidente dell’Eurogruppo. Il professore portoghese, ministro indipendente nel governo di sinistra di Antonio Costa, guiderà per due anni e mezzo il tavolo dei ministri finanziari della moneta unica. «Cercherò il consenso perché l’Europa prosegua nel percorso di crescita e calo della disoccupazione » , ha affermato a caldo l’uomo che in due anni è stato capace di rilanciare l’economia di Lisbona, prostrata dal programma di austerità impostole proprio dall’Eurogruppo nel 2011, tenendo in equilibrio i conti. Un lavoro che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “ Ronaldo dell’Ecofin” coniato da Wolfgang Schaeuble. Ma con Centeno il fronte del Sud spera di dare un calcio al rigore.
Non a caso i paladini dell’austerity hanno provato a far saltare la sua elezione. La poltrona spettava a un socialista visto che le altre presidenze Ue sono in mano al centrodestra del Ppe. Ma il Pse non era riuscito ad esprimere un candidato unitario, con lo slovacco Kazimir ai nastri di partenza. Era la testa d’ariete dei popolari, visto che il ministro di Bratislava per quanto socialista è vicino alle politiche di Berlino. Ma decisivo è stato il patto stretto la scorsa settimana a margine del vertice Ue- Africa di Abidjan tra Gentiloni – ripiegato sul portoghese dopo l’impossibilità di candidare Padoan – Macron e Merkel. La Cancelliera ha dato il via libera al portoghese per riequilibrare gli equilibri politici in Europa ( in modo da non umiliare i partner) e perché così spera di facilitare la corsa di Jens Weidmann alla Bce nel dopo Draghi. Tuttavia i nordici, guidati dall’Olanda, hanno cercato di far saltare lo schema, tanto che al primo voto Centeno non ha incassato i 10 voti necessari a passare.
L’esito della seconda votazione è stato invece favorevole a Centeno, con soddisfazione anche dell’Italia. Con il portoghese si spera in una svolta pro- crescita dell’Eurogruppo, fino ad oggi guidato dall’olandese Dijsselbloem. Ma già si intravede un’altra mina: l’inserimento del Fiscal Compact nelle regole comunitarie. Domani la Commissione Ue presenterà il pacchetto per la riforma della governance dell’euro. Jean-Claude Juncker, che sta lavorando personalmente alle proposte, è un paladino della crescita e non a caso il suo pacchetto è stato preventivamente bocciato da Berlino in quanto prevede la creazione di un super-ministro Ue con un proprio budget per spingere investimenti e riforme e la trasformazione del Fondo salva- Stati ( Esm) in un Fondo monetario europeo capace di sostituire l’Fmi nei futuri salvataggi pubblici nell’Unione con una capacità di fuoco da 500 miliardi. Ma per bilanciare queste proposte sgradite ai tedeschi, Juncker vuole inserire nei Trattati Ue il Fiscal Compact, il trattato internazionale padre dell’austerity approvato nel 2012 in piena crisi della zona euro. Roma ha già annunciato il veto contro questa proposta, ma Juncker prevede di incorporare il trattato con una procedura a maggioranza, spuntando le difese italiane. Se le regole del Fiscal entrassero in blocco nel diritto Ue, compreso il taglio di un ventesimo del debito all’anno e l’obbligo di pareggio di bilancio, sarebbe la fine della flessibilità. Uno scenario tanto allarmante che nei giorni scorsi, a porte chiuse, lo stesso Gentiloni lo ha definito «molto grave». Eppure a Roma e nelle altre capitali pro crescita fino all’ultimo si spera che Juncker bilanci ulteriormente la proposta smussando le regole, magari proponendo un nuovo conteggio del deficit meno penalizzante.
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