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L’Eurogruppo riparte dal salva-stati

La piena operatività del fondo-salva-Stati Ue (Esm), che potrà ricapitalizzare direttamente le banche. Ma anche la difficile messa a punto dei tre grandi tasselli del puzzle dell’Unione bancaria. Ripartono da qui i lavori in corso nell’Eurozona con la riunione dei ministri delle Finanze della moneta unica che si tiene oggi a Bruxelles, la prima del 2013. In agenda anche il tema dei salvataggi, con lo stretto monitoraggio sulla Grecia e l’esame della richiesta di aiuto di Cipro. A curare la regìa sarà per l’ultima volta il lussemburghese Jean-Claude Juncker, che dopo otto anni, salvo colpi di scena, dovrebbe cedere il testimone all’unico candidato in lizza, l’olandese Jeroen Dijsselbloem. Tutti i Paesi hanno già dato il loro assenso, ma la Francia punta a rinviare la nomina.
Al di là del nome di chi guiderà l’Eurogruppo l’obiettivo dichiarato è spezzare l’abbraccio mortale tra banche e debito sovrano. Il cantiere resterà aperto nei prossimi mesi, perché sono ancora numerosi gli ostacoli e i nodi tecnici e politici da sciogliere prima di arrivare alla méta. «Nel 2012 – spiega Cinzia Alcidi, economista del Ceps di Bruxelles – i Diciassette sono stati impegnati a domare l’incendio della crisi con misure di emergenza. Adesso è venuto il momento di prendere decisioni di più lungo periodo». Sullo sfondo le nubi scure delle tensioni sui mercati sembrano (per ora) dissipate, ma sta emergendo una nuova minaccia: l’euro forte, che potrebbe compromettere la ripresa attesa per fine anno.
I riflettori sono dunque puntati sull’Esm, che da ottobre ha raccolto l’eredità dell’Efsf, con maggiori poteri. Tra questi la possibilità di ricapitalizzare le banche senza pesare sui bilanci nazionali. Un impegno preciso assunto dai leader Ue lo scorso giugno e legato a doppio filo alla realizzazione della vigilanza unica da parte della Bce. Non sono però ancora chiare le modalità e il raggio d’azione. Il dilemma riguarda la possibilità di rendere retroattivo questo strumento e dunque applicabile ai casi dell’Irlanda e della Spagna. Ma Germania, Olanda e Finlandia frenano. «Sarà il tema centrale nei prossimi mesi – dice Janis Emmanouilidis, policy analyst del think tank Epc (European policy centre) –, alla fine verrà raggiunto un compromesso tra le due visioni, ma oggi i tempi non sono ancora maturi». Restano poi da sciogliere il nodo delle risorse e la possibilità che gli Stati membri possano farsi carico di una parte dei costi.
L’altro grande tema sarà la costruzione dell’Unione bancaria. Un modello a tre gambe, che prevede, oltre alla supervisione unica da parte della Bce, uno schema unificato per i depositi per proteggere i risparmiatori e un meccanismo di risoluzione per un “fallimento ordinato” delle banche. Su quest’ultimo aspetto la Commissione Ue ha preannunciato una proposta prima dell’estate. La strada, però, è tutta in salita. «Per garantire la stabilità finanziaria – sottolinea Luca Mezzomo, responsabile della Ricerca macroeconomica per Intesa Sanpaolo – sarebbe auspicabile un fondo dedicato a questo scopo, ma lo scoglio politico sarà molto difficile da superare». Impervio sarà anche il percorso verso il sistema di garanzia sui depositi.
Sul tavolo dell’Eurogruppo torneranno anche le questioni lasciate aperte nel 2012. «I ministri – sottolinea – Philippe Gudin, chief economist per l’Europa di Barclays – analizzeranno nel dettaglio la situazione della Grecia e continueranno a fare pressioni sul governo perché rispetti gli impegni presi. Nonostante le difficoltà, il governo di Atene è riuscito a ridurre il deficit in linea con gli obiettivi e ora dovrà concentrarsi sulle riforme strutturali». Non dovrebbero però esserci sorprese sulla concessione della prima tranche di aiuti per il 2013, per 9,2 miliardi. In agenda anche la questione spinosa della richiesta di aiuto di Cipro. Il tema è già entrato con prepotenza nella campagna elettorale tedesca. Non tanto perché Nicosia propone un paracadute da 17,5 miliardi di euro, pari al 100% del suo Pil, ma perché secondo l’intelligence di Berlino il sostegno sarebbe un aiuto agli oligarchi russi che utilizzerebbero le banche cipriote per il riciclaggio di denaro.
«È probabile – afferma Emmanouilidis – che alla fine Cipro ottenga gli aiuti, ma solo dopo le elezioni presidenziali del 17 febbraio e dietro precisi impegni».
Se Nicosia preme sul salvataggio, Madrid – che ha già ricevuto 40 miliardi per le sue banche – continua invece a prendere tempo su un possibile utilizzo del “bazooka” di Bce e Esm. Anzi, la mossa non è per ora all’orizzonte.

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