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L’Eurogruppo approva gli aiuti ad Atene

I ministri delle Finanze della zona euro hanno dato ieri il via libera al programma di riforme del nuovo governo greco e quindi alla proroga del memorandum economico che consente al paese di evitare il tracollo finanziario. Si apre ora un difficile negoziato sulle singole misure da adottare, tanto più che dal canto loro il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea hanno espresso dubbi e interrogativi, lasciando intendere che i prossimi mesi saranno segnati da difficili trattative con Atene.
«La lista delle riforme è considerata sufficientemente completa per costituire un valido punto di partenza», ha detto il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, dopo una riunione dell’Eurogruppo ieri in teleconferenza. «Una continuazione del programma greco può cominciare». I ministri delle Finanze «si sono trovati d’accordo per avviare le procedure di approvazione nazionale», concedendo una proroga di quattro mesi del memorandum in scadenza a fine mese.
In cambio dell’estensione, l’Eurogruppo aveva chiesto venerdì sera alla Grecia di presentare le riforme economiche che intende adottare nel prossimo futuro, e dalle quali dipendono nuovi aiuti finanziari per 7,2 miliardi di euro. Il nuovo governo greco, guidato dalla sinistra radicale di Syriza, ha presentato ieri una lista di misure, negoziate in parte con i creditori. L’esecutivo è stato costretto per molti versi a fare marcia indietro su molti suoi propositi (si veda l’articolo a pagina 2).
Il benestare dell’Eurogruppo consentirà ora ai singoli paesi di dare il loro accordo nazionale, in alcuni casi con delicate approvazioni parlamentari (come in Germania). L’Fmi e la Bce hanno offerto alla Grecia un sostegno freddo. Da Francoforte, l’istituto monetario ha fatto notare ieri in un comunicato che le proposte greche «differiscono dagli impegni presi nel programma», anche se l’istituzione ammette che la lista di riforme è «un punto di partenza valido».
Dal canto suo, l’Fmi ha messo l’accento su una lista di riforme considerata «completa» ma «non molto dettagliata». Fa notare la mancanza di «assicurazioni chiare che il nuovo governo greco intenda adottare le riforme contenute nel memorandum di aggiustamento». Non ci sono, sempre secondo il Fondo, «chiari impegni a introdurre le previste riforme pensionistiche e dell’imposta sul valore aggiunto», né garanzie sulla necessità di aprire al mercato settori protetti.
Ciò detto, l’Fmi si dice pronto a lavorare con il nuovo governo per terminare l’attuale memorandum di aggiustamento. Il benestare di ieri sarà seguito da un acceso negoziato misura per misura, da concludersi entro fine aprile, come ha ricordato ieri l’Eurogruppo in un comunicato. La partita negoziale è quindi tutt’altro che terminata. Al governo greco spetterà il compito di convincere i suoi creditori, alcuni dei quali sorprendentemente agguerriti, come la Spagna (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
In questo contesto, ieri il commissario agli affari economici, il francese Pierre Moscovici, ha precisato: «Abbiamo dato il nostro accordo all’approccio» del governo greco, che negli ultimi cinque anni ha ricevuto prestiti internazionali per circa 240 miliardi di euro. «Abbiamo evitato una crisi grave, ma le sfide restano (…) L’accordo dell’Eurogruppo non significa approvazione delle riforme», così come sono state presentate da Atene. Lo stesso presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha espresso dubbi sugli obiettivi cifrati promessi da Atene nella lotta all’evasione fiscale.
Il feuilleton greco è quindi tutt’altro che terminato. Tra le parti è necessario ricreare fiducia, dopo i sospetti e le recriminazioni degli ultimi giorni, quando il governo Tsipras è giunto al potere con l’obiettivo di rinnegare il memorandum e chiedere una riduzione del debito, prima di essere costretto a una marcia indietro. Le prossime settimane di negoziati saranno influenzate dal dibattito interno al partito Syriza, e dall’atteggiamento rigoroso di molti creditori della Grecia, tanto più che alla fine dell’attuale memorandum il paese avrà probabilmente bisogno di ulteriore denaro fresco, come ha ammesso ieri lo stesso Dijsselbloem.
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