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L’eurobond divide il vertice della Ue

BRUXELLES — Questa sera — per la prima volta dall’inizio della crisi — un vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue inizia con la Germania e la Francia in posizioni apertamente contrapposte, sulle misure per la crescita come sull’introduzione di debito comunitario tramite eurobond per aiutare la Grecia e gli altri Paesi della zona euro in difficoltà. Ma, nella cena a Bruxelles, una proposta della presidenza danese di turno punta a riavvicinare il neopresidente francese, il socialista François Hollande, e la cancelliera tedesca di centrodestra, Angela Merkel, con un compromesso basato su quattro proposte iniziali per un patto per la crescita, detto «growth compact»: gradite a Parigi e accettabili a Berlino in quanto complementari al già approvato fiscal compact con misure di austerità per il risanamento dei conti pubblici.
Hollande ha vinto le elezioni promettendo il rilancio della crescita e sta spingendo per la condivisione del debito degli Stati dell’eurozona in difficoltà con l’emissione di eurobond. Ma la Merkel ha preteso il fiscal compact (patto di bilancio) proprio per non spendere in altri aiuti ai Paesi membri a rischio. In più si oppone agli eurobond perché ridurrebbero il vantaggio di collocare i titoli di debito tedeschi a costi bassissimi grazie ai rischi di insolvenza di altri Stati dell’eurozona (che hanno trasformato i Bund della Germania in un bene rifugio).
Il compromesso della premier danese Helle Thorning-Schmidt prevede di partire con i «project bond», che finanziano solo specifiche iniziative infrastrutturali. Ieri Europarlamento e governi hanno trovato l’accordo per una loro introduzione iniziale. Per la Commissione europea consentirebbero di impiegare già 4,6 miliardi di euro. La presidenza danese aggiunge l’aumento del capitale della banca comunitaria Bei di Lussemburgo per aumentare i prestiti ai settori produttivi. Verrebbe poi migliorata l’utilizzazione dei molti miliardi di fondi comunitari elargiti da Bruxelles. La quarta linea di intervento prevede di stimolare lo sviluppo estendendo il mercato interno. Complessivamente il patto per la crescita verrebbe impostato con molta attenzione al rilancio dell’occupazione. La Thorning-Schmidt ha espresso l’aspettativa di concordare il «growth compact» entro la fine del suo semestre di presidenza in giugno.
Il direttore del Fondo monetario di Washington, la francese Christine Lagarde, esortando l’Ue a «fare di più per la crescita» e a «condividere il debito» nei «molti modi» possibili, ha aumentato le pressioni attuate nell’ultimo G8 dal presidente Usa, Barack Obama, per convincere la Germania ad andare incontro alle posizioni della Francia. Anche l’Ocse si è espressa sulla stessa linea. Fonti del Consiglio Ue hanno confermato l’opposizione di vari Paesi alla proposta del premier Mario Monti di golden rule, che nel calcolo del deficit separerebbe le spese per gli investimenti orientati alla crescita. Divisioni permangono anche sulla tassa sulle transazioni finanziarie. Si discute poi un intervento comune a garanzia dei depositi bancari, per evitare fughe di capitali come quelle avvenute in Grecia e temute in Spagna o in altri Paesi dell’eurozona. Molti governi e la Bce considerano reali i rischi di contagio nel sistema bancario europeo in caso di tracolli greci o spagnoli.
Nella cena dei leader, la Grecia, la Spagna e gli altri Paesi in difficoltà sperano di vedersi rinnovare le richieste di risanamento finanziario con più moderazione. La Commissione europea ha invece annunciato un duro richiamo ad Austria e Lussemburgo, che difendono il loro segreto bancario boicottando l’azione Ue per il recupero dell’evasione fiscale dei cittadini europei in Svizzera, San Marino, Montecarlo, Liechtenstein e Andorra.

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