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L’euro scivola ai minimi da due anni

Nuovo scivolone per l’euro che ieri è sceso sotto quota 1,26 dollari aggiornando il suo minimo da due anni. L’ondata di vendite è partita dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione nell’area euro: a settembre la crescita annua dei prezzi al consumo è stata dello 0,3%, un decimale di punto in meno del già debole + 0,4% ad agosto. Il dato di settembre è il più basso dall’ottobre del 2009 quando in piena recessione globale l’inflazione di Eurolandia segnò un -0,1% e segnala un ulteriore allontanamento dall’obiettivo ufficiale della Bce: indice dei prezzi al consumo inferiore ma vicino al 2 per cento.
Nonostante certifichi ancora una volta la debolezza della dinamica dei prezzi nell’area euro, il dato si è rivelato in linea con le attese del mercato. Ha deluso invece la rilevazione della cosiddetta inflazione «core» (la crescita dei prezzi depurata dalle componenti più volatili di energia e alimentari). In questo caso l’inflazione è risultata dello 0,7 per cento. Dato ai minimi storici e inferiore di molto alle attese degli analisti (+0,9%).
Questi numeri mettono ulteriore pressione sulla Bce che domani ha in programma il suo direttivo mensile a Napoli.
Dopo aver portato il tasso di riferimento ai minimi storici e in negativo quello sui depositi, aver lanciato una tornata di finanziamenti agevolati al settore bancario (Tltro) e un piano di acquisti di titoli garantiti da prestiti (Abs) l’unica arma rimasta a disposizione di Mario Draghi è quella più controversa: il Quantitative easing. Ossia un piano di acquisti di titoli di Stato. Mossa che equivale a stampare moneta (come hanno fatto Fed, Bank of England e Bank of Japan) e che è politicamente complicata per l’opposizione del primo azionista della moneta unica: la Germania.
Draghi prenderà questa strada nel direttivo di domani? Difficile vista la tanta carne messa al fuoco negli ultimi mesi. Il tema è comunque sul tavolo e il mercato ci scommette. Un segnale in questo senso è il ritorno dell’interesse sui titoli di Stato dei Paesi periferici dell’area euro. Dopo gli storni dei giorni scorsi sono tornati gli acquisti e lo spread tra BTp italiani e Bund tedeschi è sceso a 140 punti dai 145 della vigilia. La buona performance dei bond governativi italiani ha sostenuto il comparto bancario a Piazza Affari contribuendo alla buona seduta del listino milanese: ieri l’indice Ftse Mib ha chiuso in rialzo dell’1,78% facendo meglio di Madrid (+1,31%), Parigi (+1,63%), Londra (-0,36%) e Francoforte (+0,71%).

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