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L’euro potrebbe anche non farcela

di Ettore Bianchi 

L'euro diventa sempre più un'incognita. Ormai la dissoluzione della moneta unica è un argomento all'ordine del giorno in Francia, non soltanto tra gli economisti ma anche tra numerose imprese. Gilles Schnepp, amministratore delegato del gruppo industriale Legrand, ha ammesso che all'interno della sua azienda si sta ragionando su tutti gli scenari possibili, compreso quello di un'uscita dall'Eurozona di un certo paese o di altri, con determinate conseguenze sul bilancio e sui flussi di cassa della società.

Il tour operator britannico Tui Travel e la casa madre tedesca Tui hanno inviato agli alberghi greci, con cui hanno accordi commerciali, una lettera contenente disposizioni di pagamento in caso di ritorno alla moneta nazionale.

Ufficialmente, comunque, si tende a minimizzare. A cominciare dalle banche francesi. Baudouin Prot, presidente di Bnp Paribas, assicura che tale ipotesi non rientra nelle valutazioni dell'istituto. Bocche cucite anche nel settore della grande distribuzione, dove Carrefour e Casino preferiscono non rilasciare dichiarazioni. Eppure, argomenta un addetto ai lavori nell'ambito della consulenza, questi soggetti devono porsi il problema, vista l'importanza dei loro approvvigionamenti in euro e in dollari.

Gran parte dei dirigenti continua a definire inconcepibile l'ipotesi di abbandono della divisa comunitaria. In realtà sono parecchi gli economisti delle grandi società finanziarie a simulare gli effetti di un'implosione dell'unione monetaria per rispondere alle necessità dei loro clienti, degli investitori, dei trader e degli imprenditori.

Un economista di stanza a Londra racconta che chi dispone di soldi chiede in quale banca è meglio depositarli.

Un esempio di simulazioni riguarda il caso di professionisti stranieri che abbiano acquistato attivi in euro con una protezione contro il rischio di cambio con il biglietto verde. Se il loro investimento fosse convertito in franchi, in dracme, in pesetas o altro, che ne sarebbe di questa forma di copertura? Al di là del fatto che possa trattarsi semplicemente di fantafinanza, gli esperti osservano che un responsabile di banca o d'azienda deve affrontare la questione. Pensare a uno scenario, aggiunge, non equivale a desiderarlo. Perfino in ambito sindacale il soggetto è finito al centro dell'attenzione. L'organizzazione Cfdt, che pure si oppone a un'uscita dall'euro, ha preparato i suoi militanti a uno scenario di questo tipo. Comunque c'è chi analizza il problema già da diverso tempo, se la prima nota dei gruppi di studio della banca svizzera Ubs risale a novembre 2008, poche settimane dopo il crollo di Lehman Brothers. Nel documento si leggeva che gli investitori extraeuropei si domandavano già come l'euro, un'unione valutaria senza coesione politica, potesse sopravvivere alla crisi. Tre anni dopo la domanda è rimasta identica.

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