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L’euro più debole attira in Europa i capitali della Cina

L’euro ridotto all’osso sul renminbi spinge le imprese cinesi a intensificare gli investimenti in Europa.
A marzo la moneta unica ha perso il 25% sulla valuta cinese rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, e per giunta sul mese prossimo si scaricherà anche l’effetto QE della Banca centrale europea: tutte ottime ragioni per intensificare le mosse in una delle aree del mondo a più alto valore aggiunto per le imprese cinesi, affamate di tecnologia e di soluzioni avanzate soprattutto in piazze politicamente stabili.
Le operazioni di acquisizione di Club Med e Louvre Hotels Group, rispettivamente per 4,3 miliardi e 1,5 miliardi di dollari, dimostrano che il 2015 si è aperto alla grande per gli investimenti cinesi. Non solo. Nell’Unione europea nei servizi finanziari sono stati investiti più di 2 miliardi di dollari di provenienza cinese, specie negli ultimi due anni, grazie alla progressiva liberalizzazione finanziaria e a nuove opportunità legate all’internazionalizzazione del renminbi. La Cina, inoltre, sta perfezionando il sistema di scambi internazionali cross-border e in Europa ha ormai le sue roccaforti – Londra, Francoforte, Parigi – che stanno diventando hub finanziari necessari a rendere più agevoli le operazioni effettuate tra Cina ed Europa. Non a caso il magnate Wang Jianlin creatore dell’impero Wanda Dalian ha appena eletto la Gran Bretagna sua meta preferita per gli affari.
Snocciola i dati Marco Marazzi di Baker & Mckenzie, avvocato esperto di operazioni crossborder, che ha coordinato un dossier sul tema: «Gli investimenti cinesi l’anno scorso sono stati pari a 18 miliardi di dollari, raddoppiati rispetto al 2013; 153 operazioni con tre settori in prima linea: l’alimentare, il settore energetico e l’immobiliare. Il Regno Unito con 5,1 miliardi è stato il primo mercato, seguito dall’Italia con 3,5 miliardi e poi dai Paesi Bassi con 2,3 miliardi. Segno che gli investitori cinesi stanno chiaramente sfruttando le opportunità sui mercati più soggetti ad instabilità economica, ma continuano a non sottovalutare il vantaggio di investire in Paesi più stabili politicamente».
La crescita, nel 2014, è stata trainata dagli investimenti in nuovi settori tra cui il real estate, il food, i settori finanziari. Big come Pizza Express nel Regno Unito e Peugeot Citroen in Francia tra le società destinatarie dei maggiori investimenti cinesi nel 2014.
E l’Italia? Il 2014 è stato un anno eccezionale, se paragonato ai parametri usati per i vini: nel 2014 è stata il primo mercato dell’Eurozona: ben 2,490 miliardi nell’energia, 598 milioni nei macchinari industriali, a seguire nel settore alimentare e agrobusiness 50 milioni e nei prodotti di consumo 32. Gli investimenti diretti cinesi erano quasi inesistenti fino al 2004, poi la media è stata di poco meno di 1 miliardo all’anno. A partire dal 2009 i flussi d’investimento sono triplicati a quasi 3 miliardi, prima di triplicare ancora nel 2010 oltre i 10 miliardi. In totale dal 2009 i flussi d’investimenti cinesi in Europa sono stati di 55 miliardi.
Aziende del made in Italy, asset immobiliari a Milano e Roma, hotel e resort, turismo, moda e aziende tecnologiche sono nel mirino. Gli affari con un valore superiore a un miliardo rappresentano ancora la maggior quota sul totale degli investimenti cinesi in Europa, le piccole (sotto i 100 milioni) e medie (tra 100 milioni e 1 miliardo) operazioni di M&A sono cresciute molto a partire dal 2011, anche perché meno rischiose. La Cina deve ancora sbrogliare il nodo del porto del Pireo, un deal rimasto incagliato nelle turbolenze della crisi della Grecia. I cinesi però guardano alla logistica e ai servizi pubblici e a differenza di un tempo accettano di acquistare quote nel capitale senza più l’idea fissa di dover acquistarne la totalità.
Toby Clark, a capo dell’Investment Banking di CICC Europe, dice che «le ultime operazioni denotano un salto di qualità da parte dei cinesi nelle loro politiche di investimenti diretti». Va ricordato che il governo cinese sta già applicando le nuove strategie taglia burocrazia, incluso l’ok un tempo sacro della Safe, l’autorità che si occupa della valuta estera.
Una cosa è certa: gli investimenti immobiliari commerciali in Europa hanno compensato la flessione del settore energia. Da zero a prima del 2013, nel corso del 2014 gli investimenti cinesi nel real estate commerciale europeo sono saliti ai 3 miliardi nel 2014. Senza contare gli investimenti per progetti di sviluppo futuri. Ma occhio anche allo shopping alimentare: l’olio italiano Doc Filippo Berio comprato dagli shanghaiesi di Brightfood è un precedente che farà scuola.

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