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L’euro nelle mani di Karlsruhe

Tentativo in extremis del più scettico degli euroscettici tedeschi, il deputato bavarese Peter Gauweiler, per bloccare la sentenza della Corte costituzionale tedesca, che domani deve pronunciarsi sul fondo salva-Stati europeo Esm. La decisione annunciata la settimana scorsa dalla Banca centrale europea di acquistare titoli di Stato dei Paesi in difficoltà, operando in tandem con l’Esm e il suo precursore, l’Efsf, cambia le carte in tavola anche per quanto riguarda il fondo salva-Stati, sostiene Gauweiler in un ricorso presentato d’urgenza nel fine settimana, e quindi deve far rinviare ogni deliberazione. La Corte ha esaminato ieri il ricorso e darà il suo parere stamattina. La motivazione del deputato bavarese, che aveva già contestato in giudizio, senza successo, il Trattato europeo di Lisbona, è apparsa a molti giuristi pretestuosa, dato che le decisioni della Bce, di cui il Governo tedesco non è parte, non sono soggette alla Corte costituzionale.
Con ogni probabilità, la Corte deciderà quindi di procedere con la sentenza di domani, che, nelle attese della maggior parte dei giuristi tedeschi, dovrebbe finalmente dare il via libera alla firma, da parte del presidente della Repubblica, della ratifica dell’Esm, avvenuta prima del l’estate a larghissima maggioranza parlamentare. Il presidente della Corte di Karlsruhe, Andreas Vosskuhle, aveva rilevato in un primo esame del caso la volontà di riconoscere l’ampio voto del Bundestag. Ma aveva anche dichiarato la questione molta complessa e bisognosa di tempo per essere giudicata. Il sì degli otto giudici in toga rossa (la seconda sezione, o “senato”, della Corte) sarà molto probabilmente condizionato alla richiesta di passaggi parlamentari per ogni decisione rilevante dell’Esm. Un no avrebbe conseguenze pesantissime sui mercati finanziari dell’eurozona, che hanno ripreso fiato solo dopo l’annuncio di fine luglio da parte del presidente della Bce, Mario Draghi, che sarebbe stato fatto «tutto il necessario» per salvare l’euro. Senza l’Esm, che a regime dovrebbe avere risorse per 500 miliardi di euro, le capacità residue dell’Efsf, di circa 150 miliardi, vengono considerate insufficienti per soccorrere Spagna e Italia e la stessa Bce si troverebbe spiazzata, dopo aver legato i propri interventi a quelli dei fondi salva-Stati.
Il portavoce del cancelliere Angela Merkel ha ribadito ieri che il Governo resta convinto della costituzionalità dell’Esm e il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha detto che «non c’è un piano B perché non ce n’è bisogno». Il Governo aveva sostenuto le sue ragioni anche nell’audizione davanti alla Corte nel mese di giugno, mentre molto più freddo era stato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che la settimana scorsa si è schierato anche contro la decisione della Bce di acquistare titoli e in una nota successiva è sembrato fornire argomenti alla Corte perché blocchi gli interventi. Weidmann si è fatto portabandiera non solo della tradizione Bundesbank, ma anche del disagio dell’opinione pubblica tedesca contro i salvataggi europei.
I ricorsi davanti alla Corte sono sei e hanno raccolto complessivamente 37mila firme. I ricorrenti appartengono alla destra dello schieramento politico, convinta che con i fondi salva-Stati si violi il divieto di salvataggi previsto dai Trattati europei, e all’estrema sinistra, che li vede come strumento a favore delle banche e della speculazione a scapito dei cittadini. Il punto cruciale all’esame della Corte è se la creazione dell’Esm limiti le prerogative del Parlamento: per questo sottoporrà probabilmente alla condizione dell’approvazione parlamentare ogni decisione rilevante sul fondo.
La sentenza di domani, se positiva, sarà sufficiente a sbloccare la ratifica dell’Esm (e del patto fiscale con le nuove regole europee di bilancio, fortemente voluto dalla signora Merkel), in quanto decide sulla richiesta di sospensiva dei ricorrenti. Lasentenza definitiva arriverà a dicembre, ma a quel punto l’approvazione dovrebbe essere scontata.

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