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L’euro è più forte dei listini

di Alessandro Chini e Alessandro Magagnoli

Non è solo verso la Borsa che gli occhi dell'investitore dovrebbero essere puntati per capire la profondità della crisi che sta colpendo Europa e Stati Uniti. Esiste un altro mercato che può fornire una buona lettura del sentiment: i cambi. Nell'andamento del cambio euro dollaro è possibile leggere il rapporto di forza tra le economie situate sulle opposte sponde dell'Atlantico, ma soprattutto il grado di fiducia abbinato alle possibilità di tenuta delle due aree. A giudicare dalla repentina discesa evidenziata sul grafico del cambio euro dollaro dai massimi di fine agosto a 1,4550, le scommesse contro la tenuta dell'Unione europea non mancano. Il declassamento del debito italiano deciso da Standard&Poor's appare quasi come una indicazione su dove si potrebbe concentrare il fuoco delle prossime bordate speculative. Difficile immaginare come la Bce, la Ue e l'Fmi potrebbero trovare le risorse per difendere un gigante, in termini di debito pubblico, come il nostro Paese se l'attacco dovesse essere determinato. Ma è realistico pensare a uno scenario di uscita dall'euro di uno o più Stati membri? Gli indizi non sembrano puntare in questa direzione. Lo studio del grafico di euro dollaro non fornisce l'impressione che i mercati diano l'euro per spacciato: nei confronti della moneta Usa l'euro quota infatti su valori simili a quelli di febbraio, ben superiori ai minimi di inizio anno toccati in area 1,29 e soprattutto molto sopra i minimi del 2010 a 1,19 circa. Per fare un confronto con la Borsa, l'indice Eurostoxx 50 non solo è sceso già a giugno sotto i minimi di inizio anno, ma quota attualmente intorno ai 2.000 punti, molto sotto i minimi del 2010 di 2.448. Stando ai grafici appare molto più delicata la situazione per le azioni che per la moneta unica. L'Eurostoxx 50 è infatti in vista di supporti cruciali, i minimi del 2003 e quelli del 2009, allineati in area 1.800/850. Sotto questa soglia i prezzi si troverebbero a oscillare su valori di fine secondo millennio. L'euro viaggia invece in prossimità della retta di regressione lineare calcolata da inizio 2007, ovvero sui valori medi degli ultimi 5 anni circa. Un mutamento di quadro preoccupante per l'euro si avrebbe solo sotto 1,25, area di transito della linea tracciata dai minimi del 2001 e passante per quelli del 2010. Nel breve un primo indizio di debolezza verrebbe con la violazione di 1,30. La violazione del sostegno di 1,25 anticiperebbe con buona probabilità anche la violazione dei minimi dello scorso anno a 1,19 circa, a quel punto la discesa rischierebbe di accelerare fino in area 1,10 almeno, dove si colloca il 66% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2001. Per ora i grafici sembrano dire che le preoccupazioni sul rischio di una rottura dell'area euro sono esagerate. Questo non significa che le Borse non possano scendere, evento che diverrebbe probabile con la violazione dei supporti area 1.800 dell'Eurostoxx 50, e che il cambio non sia costretto a sfruttare una parte dello spazio che ha a disposizione per oscillare prima di inviare un segnale realmente preoccupante, magari scendendo in area 1,25/1,30. Se da un lato tuttavia appare prematuro ipotizzare strategie di acquisto di azioni che non siano volte solo a sfruttare eventuali rimbalzi di breve termine, dall'altro sarebbe invece possibile avviare acquisti di euro contro dollaro in caso di discese in prossimità dei supporti indicati, a patto di mantenere uno stop loss a seguito della violazione di quota 1,25.

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