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L’euro cade ai minimi dal 2012

L’economia statunitense continua a dare robusti segnali di ripresa mentre il quadro in Europa peggiora. Di conseguenza gli investitori acquistano dollari e vendono euro. Fin troppo semplice, ma è quello che è accaduto ieri quando nel primo pomeriggio – dopo la pubblicazione del dato sulle vendite di nuove case negli Stati Uniti (+18% ad agosto contro il +4,4% atteso dagli economisti) – il dollar index (che raffronta il dollaro su un paniere di sei valute) ha superato gli 85 punti, tornando ai livelli di giugno 2010. Quanto all’euro è scivolato in pochi secondi sotto la soglia di 1,28 dollari fino a 1,2773, il livello più basso da novembre 2012. Rispetto ai picchi di maggio, quando la valuta unica viaggiava a 1,40 dollari, il calo è dell’8,3%. La debolezza dell’euro è frutto anche del rallentamento dell’economia dell’area. In mattinata l’indice Ifo (che esprime la fiducia delle imprese tedesche) ha infatti indicato che la Germania non sta affrontando un buon momento: è sceso a quota 104,7, contro i 106,3 di agosto (108 di luglio). Si tratta del livello più basso degli ultimi 17 mesi. Sul mercato valutario hanno poi influito le parole del governatore della Bce Mario Draghi: ieri ha ribadito che l’istituto di Francoforte continuerà ad adottare «una politica accomondante fino a quando l’inflazione non sarà tornata in prossimità del 2%». Ha detto anche che «la ripresa europea è fragile ma non siamo in recessione», chiarendo anche che la congiuntura del Vecchio Continente non è caratterizzata da deflazione. Frasi che hanno spinto i listini azionari europei, reduci da due sedute consecutive in rosso. Piazza Affari, come spesso accade da qualche tempo a questa parte, si è confermata (ieri nel bene) la più volatile, indossando la maglia rosa (+1,67%).
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