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L’euro al test dei dieci anni

di Rossella Cadeo

È già tempo di amarcord per l'euro. Nato nel 1999 e fisicamente entrato in circolazione nel 2002, il 1° gennaio di quest'anno ha compiuto i suoi primi dieci anni. In un clima di polemiche sul suo ruolo nella crisi economica che stanno vivendo tutti i Paesi in generale e, in particolare, quelli che lo hanno via via adottato. Ora, con la pubblicazione degli indici Istat per la rivalutazione dei valori monetari dal 1861 al 2011, è possibile anche dire quanto i vari prodotti e servizi, al di là della percezione, hanno vinto la sfida con l'inflazione in questo decennio, allineandosi alla sua marcia oppure scostandosene in maniera più o meno significativa.
Ebbene consultando la tavola sotto, in primo luogo si scopre che dall'Unità d'Italia a oggi il valore della moneta si è ridotto di ben 8.945 volte, quindi per una lira di allora ci vorrebbero oggi 4,6 euro (8.945 vecchie lire). Infatti per tradurre in valori attuali l'importo di un certo anno occorre moltiplicare l'importo per il coefficiente Istat relativo a quell'anno. Ma veniamo al 2002, anno cui corrisponde il coefficiente di rivalutazione Istat 1,196. In pratica per un euro al suo debutto, oggi ne dovremmo sborsare 1,196, con una perdita quindi di quasi il 20 per cento.
Nell'effettuare quest'operazione di conversione per verificare l'evoluzione dei prezzi, va però fatta una premessa fondamentale: per quasi tutti i beni e servizi sono progrediti vari aspetti, ossia la tecnologia, la disponibilità, la qualità o le possibilità di risparmio.
Prendiamo il pane: un chilogrammo poteva costare in media 2,8 euro nel 2002, mentre oggi ne servono in media 3,5. Attualizzando il prezzo di allora si ottengono 3,4 euro: il rincaro reale lungo questo periodo si colloca quindi intorno al 4,5%. Ma nel frattempo il panorama si è evoluto, con un ampliamento dei prodotti offerti, dei punti vendita e dei "listini". Poco mosso anche il costo di un servizio che a molti pesa pagare, il canone della tv: se si considera che nel 2002 ammontava a 92,4 euro (110,5 euro tradotti in euro attuali) per l'abbonamento di quest'anno ci viene chiesto un incremento di appena l'1,3%. Se nel frattempo sia cresciuto il livello qualitativo, resta tutto da vedere.
Molto più avanti dell'inflazione (si vedano gli esempi a fianco) hanno corso altre voci come il frigorifero o l'auto o il biglietto del cinema. In tutti i casi comunque il progresso tecnologico, sul fronte delle prestazioni, della comodità della fruizione, o – nel caso dei motori e gli elettrodomestici – del risparmio energetico sono innegabili.
Quanto ai treni – se il confronto viene fatto con gli intercity – la differenza tra il prezzo 2002 convertito in euro attuali (46 euro circa) e i prezzi attuali si colloca intorno all'8%, se si prende in considerazione un biglietto di seconda classe su un Intercity da Milano a Roma. Se però il confronto viene fatto tra un Eurostar d'inizio millennio (46 euro correnti, pari a 56 attualizzati) e un Es di oggi (86 euro il prezzo massimo) il rincaro supera il 50%. Va detto però che oggi i tempi di percorrenza su un Es sono di appena tre ore mentre dieci anni fa servivano 4 e mezza; senza contare che la gamma di proposte tariffarie può consentire di trovare prezzi più convenienti (anche solo 49 euro). Dove proprio non c'è progresso, ma solo rincari è sul fronte della benzina: un litro di verde costava poco più di un euro dieci anni fa. L'importo, anche attualizzato (1,125 euro), il valore resta ancora un bel sogno rispetto al picco attuale di 1,76 euro (+55%).

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