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Lettere di intento da tracciare

Il fornitore che omette di verificare che la lettera d’intento inviatagli dal cliente esportatore abituale sia stata prima trasmessa all’Agenzia delle entrate sarà punibile con la sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro, in luogo di quella attuale dal 100 al 200% dell’Iva non addebitata.

La novità è contenuta nel dlgs di revisione del sistema sanzionatorio tributario, che sarà pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale. Anche la suddetta inadempienza, quindi, dal 1° gennaio 2017 sarà sanzionata come un’infrazione di carattere formale, con i conseguenti riflessi favorevoli per il passato, ossia per le violazioni commesse a partire dall’istituzione dell’adempimento ad opera del dlgs n. 175/2014.

Rimane problematica, invece, la disciplina sanzionatoria applicabile alle violazioni al precedente adempimento della trasmissione dei dati delle lettere d’intento, istituito dalla legge n. 311/2004 e ridefinito con il citato dlgs n. 175/2014. Nel testo vigente, l’art. 7, comma 4-bis, del dlgs n. 471/97 commina a carico del cedente o prestatore che effettua forniture in sospensione d’imposta agli esportatori abituali prima di aver ricevuto da parte del cessionario o committente la dichiarazione di intento e di averne riscontrato telematicamente l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle entrate, la sanzione di cui al comma 3, ossia dal 100 al 200% dell’imposta non addebitata, indipendentemente dalla circostanza che il destinatario abbia o meno diritto all’agevolazione.

L’art. 15, comma 1, lett. g), del dlgs attuativo della delega fiscale (legge n. 23/2014), modifica la disposizione, comminando per la violazione prevista dal comma 4-bis l’applicazione della sanzione da 250 a 2.000 euro. In proposito, si deve rilevare che nella relazione illustrativa che corredava la precedente versione del provvedimento si affermava che la (nuova) sanzione «torna applicabile solo nell’ipotesi in cui il fornitore non abbia verificato il corretto invio da parte dell’esportatore abituale della dichiarazione d’intento e che quest’ultimo abbia effettivamente omesso l’adempimento. In tal caso alla omessa verifica consegue una violazione sostanziale (emissione di una fattura senza addebito d’imposta) che resta sanzionata in capo all’emittente con una sanzione in misura fissa». Questo passaggio, non proprio puntuale e foriero di equivoci, non figura più nella relazione che accompagna il testo definitivo. La modifica si applicherà a decorrere dal 1° gennaio 2017, come espressamente stabilito dall’art. 32. Va da sé che, da quella data, la nuova sanzione, in quanto più favorevole di quella attuale, dovrà applicarsi anche alle violazioni commesse precedentemente, e precisamente dal 1° gennaio 2015, data di decorrenza della nuova disciplina degli adempimenti relativi agli acquisti in sospensione d’imposta introdotta dall’art. 20 del dlgs n. 175/2014, consistente nell’obbligo dell’esportatore abituale di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate la dichiarazione d’intento prima di inviarla al fornitore, nonché nell’obbligo di quest’ultimo di verificare l’avvenuta trasmissione prima di dare corso alle forniture senza l’addebito dell’Iva.

Violazioni commesse fino al 31 dicembre 2014. Rimane aperta la questione della punibilità o meno delle violazioni dell’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle entrate delle dichiarazioni d’intento, che la normativa anteriore al dlgs n. 175/2014 prevedeva a carico dei fornitori nella precedente disciplina della materia. È dubbio, infatti, se tali violazioni rimangano sanzionabili secondo quanto previsto dal comma 4-ter, che prima delle modifiche apportate dal dlgs n. 175/2014 comminava a carico del fornitore la sanzione dal 100 al 200, oppure se si renda applicabile il principio del favor rei, in virtù della soppressione dell’obbligo. Ciò sembra, invero, difficile, perché il dlgs n. 175/2014 non ha eliminato del tutto l’adempimento, ma ne ha ridefinito la portata oggettiva e soggettiva.

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