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Lettera Ue, a Juncker l’ultima parola

La Commissione europea stava ancora valutando ieri sera se e come inviare al governo italiano una richiesta di maggiori informazioni sul progetto di bilancio che Roma ha presentato a Bruxelles a metà ottobre. La missiva è un passaggio formale, dettato dal fatto che la Finanziaria italiana è in contrasto con gli impegni sul fronte del risanamento dei conti pubblici. L’eventuale invio della lettera – sottolineano esponenti comunitari – non pregiudica la prossima analisi più compiuta del bilancio.
Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, la comunicazione è stata redatta e valutata dai capi di gabinetto dei 28 commissari dello stesso esecutivo comunitario. La palla è poi passata al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker che doveva decidere ieri sera l’opportunità o meno di inviare una richiesta di informazioni che ha una valenza politica oltre che un contenuto tecnico. Ad essere oggetto di una comunicazione di questo tipo sarebbe una manciata di paesi (tra cui Spagna e Portogallo).
La Finanziaria italiana disattende chiaramente gli impegni di bilancio presi a livello europei all’inizio dell’anno. Prevede un aumento del deficit strutturale nel 2017 dello 0,4% del prodotto interno lordo, quando l’obiettivo concordato con la Commissione europea era di ridurre il disavanzo strutturale di almeno lo 0,6%. Il governo ha chiesto l’applicazione di diverse clausole di flessibilità di bilancio (si veda Il Sole 24 Ore di sabato e domenica).
La Commissione europea è insoddisfatta delle stime sulle entrate fiscali, poco certe per via delle numerose una tantum previste dal governo italiano nel bilancio programmatico del 2017. Nel mirino anche eccessive uscite, soprattutto sul versante del piano sicurezza, meno per affrontare le spese provocate dal recente terremoto nel Lazio del Nord o dall’emergenza rifugiati. Questi sono tre dossiers su cui il governo ha chiesto flessibilità di bilancio.
La scelta di preparare e inviare una richiesta di informazioni è più politica che tecnica. La tempistica nell’analisi dei bilanci da parte della Commissione è chiara. Dalla presentazione delle Finanziarie a metà ottobre, l’esecutivo comunitario ha quattro settimane di tempo per fare una analisi compiuta dei bilanci nazionali. Nel frattempo, se il testo è visibilmente in contrasto con le norme europee e con il Patto di Stabilità, Bruxelles ha due settimane di tempo per respingere il documento e chiederne la modifica.
In questo caso, le regole comunitarie precisano che, prima di decidere la bocciatura, la Commissione europea debba essere in contatto con il governo oggetto dei dubbi nel giro della prima settimana. La norma – vale a dire l’articolo 7 del regolamento che disciplina l’applicazione del Patto di Stabilità – non precisa se per iscritto. Ecco perché ieri sera l’esecutivo comunitario stava decidendo se e come notificare ai paesi che le loro Finanziarie hanno suscitato dubbi, se non addirittura perplessità.
Qui a Bruxelles si teme che l’eventuale lettera venga usata dal premier Matteo Renzi per criticare ancor di più le istituzioni europee. «L’invio della missiva non pregiudica il giudizio finale sulla Finanziaria», sottolinea un esponente comunitario. Lo stesso accadde già nel 2014, senza che la missiva con la richiesta di maggiori informazioni si traducesse nella bocciatura del bilancio programmatico. «La lettera arriverà e riguarderà una serie di Paesi e differenze minimali», spiegava ieri sera il premier Renzi.

Beda Romano

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