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Lettera di Bankitalia alla Popolare Vicenza

Sia Banca d’Italia sia Consob hanno fascicoli aperti su quell’aumento di capitale completato quest’anno dalla Popolare di Vicenza che la Banca centrale europea ha valutato non sufficiente a raggiungere la soglia di capitale utile prevista in condizioni di stress.
Il 23 ottobre scorso Francoforte ha comunicato confidenzialmente a Vicenza il risultato del Comprehensive Assessment, l’esercizio contabile a cui sono state sottoposte tutte le banche europee. E in quella data l’istituto risultava avere un buco, o shortfall, di 223 milioni di euro.
Due giorni dopo, alla vigilia dell’annuncio ufficiale al mercato, la Bpvi ha convocato un Cda d’emergenza che ha deliberato «l’irrevocabile conversione del prestito obbligazionario di 253 milioni sottoscritto nel 2013». Con questa conversione, la banca ha tappato il buco, che la Bce aveva notato essere stato creato da una campagna di riacquisto, o buyback, di azioni proprie. Quella campagna si era esaurita il 30 settembre 2014 con il conseguente abbattimento del capitale della banca di 194,90 milioni, cifra che aveva portato la banca sotto la soglia minima prevista del 5,5 per cento.
A Il Sole 24 Ore risulta che lunedì scorso, Banca d’Italia abbia inviato a Vicenza una lettera in cui chiede informazioni sull’aumento capitale, il successivo buyback e la loro contabilizzazione.

Né Banca d’Italia né Bpvi hanno voluto confermare o smentire. L’istituto vicentino si è limitato a comunicarci che “l’interlocuzione con Banca d’Italia, come succede alle altre banche, è frequente sulle più svariate tematiche di vigilanza”.
La banca ci ha inoltre ufficialmente informati di aver saputo per la prima volta dello shortfall di 223 milioni soltanto il 23 ottobre. Il che solleva una domanda: come mai nessuno ha notato prima quel buco visto che per accertare la posizione delle banche rispetto alle soglie i numeri venivano continuamente fatti “girare” sin da agosto? Abbiamo girato la domanda alla Bce e ci è stato risposto che nelle settimane precedenti alla comunicazione ufficiale, quelle del cosiddetto supervisory dialogue, le banche hanno ricevuto “informazioni preliminari” sui risultati del test.
Comunque sia, il nostro giornale ha invece avuto conferma ufficiale che anche l’altra autorità di vigilanza dei mercati finanziari, la Consob, ha un fascicolo aperto sulla Bpvi. “Consob ha avviato verifiche volte ad accertare la correttezza dei comportamenti dell’intermediario. Sotto esame, in particolare, c’è l’adeguatezza delle procedure interne alla Popolare di Vicenza in materia di collocamento di strumenti finanziari presso la clientela. Le verifiche sono condotte nel contesto normativo dettato dalla direttiva europea in materia di prestazione dei servizi di investimento (Mifid). Gli accertamenti sono in parte conclusi e in parte tuttora in corso”, ha comunicato l’organo di vigilanza.
“Nel caso specifico, Consob ha usato lo strumento della trasparenza delle informazioni fino al limite massimo che questo strumento consente”, ci è stato spiegato. Tant’è, ci è stato fatto notare, che per le azioni il prospetto riportava che “per i sottoscrittori potrebbe essere impossibile o difficile vendere le azioni”. Mentre sulle obbligazioni appena convertite diceva che “non vi è alcuna certezza che… (si) riesca a recuperare, in tutto o anche solo in parte, la somma originariamente investita.”
Ma la tematica dell’adeguatezza informativa nella vendita di prodotti finanziari più complessi come le obbligazioni convertibili è in questo momento particolarmente sentita dalle autorità europee. Consob inclusa. E c’è una spinta verso maggiori restrizioni. Per questo motivo, nell’ambito della nuova direttiva europea Mifid2, Consob ci ha informati che “entro l’anno verrà emanata una comunicazione in materia di prodotti finanziari complessi” che “potrà avere ricadute dirette in casi come quello della Popolare di Vicenza”.
La questione dello smobilizzo dei titoli Bpvi non interessa ovviamente solo alla Consob, ma anche ai sottoscrittori. Essendo la Vicenza una banca non-quotata, i suoi titoli possono essere infatti ceduti solo se c’è un compratore. Che nel caso dell’operazione di buyback sopra citata è stata la banca stessa.
Quando abbiamo chiesto alla Bpvi un commento sulle voci circolanti a Vicenza che i titoli non si riescono a vendere, ci è stato risposto che “storicamente il socio della BPVI è sempre riuscito a liquidare il proprio investimento nel corso dell’anno al prezzo determinato dall’ultima Assemblea”.
L’istituto vicentino ha però anche precisato che “negli ultimi due anni sono stati effettuati due importanti aumenti di capitale che hanno probabilmente influito sulla tempistica del processo di evasione delle richieste”.
Uno dei sottoscrittori che da mesi sta pagando le conseguenze di questa nuova tempistica è Giuseppe Serafini, un pensionato vicentino con quasi tremila titoli.
Serafini è il classico socio di una banca popolare: cittadino locale che investe i propri risparmi in una banca che a sua volta investe nel territorio. Senza ambizioni speculative o aspettative smisurate. Dividendi ragionevoli, è tutto ciò che si è sempre aspettato. E che per lungo tempo ha avuto. Ma non più. “Sono anni che non riceviamo più dividendi. E adesso non riesco più a vendere. Sono cinque mesi che ho dato mandato di vendere titoli per 100mila euro. Ma non sono mai riusciti a venderle. E per i titoli di mia moglie è lo stesso. Avevano sempre detto che nel giro di due o tre mesi quei titoli si sarebbero venduti… invece niente. Adesso aspetto, anche perché non posso fare altro”.

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