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Letta: tagli alla spesa per restare sotto il 3%

Tagli alla spesa per rientrare all’interno del 3 per cento e per ridurre le tasse. Nella difficile situazione politica, sotto il crescente nervosismo del Pdl che mette a rischio il governo, il presidente del Consiglio Enrico Letta sceglie la strada più dolorosa ma in grado di far emergere le risorse necessarie. «Nei prossimi giorni taglieremo la spesa per rientrare nel tetto del 3 per cento», ha annunciato il premier dagli Usa confermano l’intervento per il consiglio dei ministri di domani. «Mi sono già sporcato le mani con tagli fino a 1,7 miliardi», ha aggiunto ieri sera a «Otto e mezzo» il ministro del Tesoro Saccomanni. «Per ridurre le tasse — ha aggiunto — faremo tagli sulle spese correnti dei ministeri e privatizzazioni di immobili già dal 2013».
La situazione tuttavia non è rosea: dopo l’ammissione da parte del governo dello sfondamento del rapporto deficit-Pil, quest’anno al 3,1 per cento, ieri l’Fmi ha comunicato che in realtà il disavanzo è al 3,2 per cento. «Anche Fmi ha margini di errore», si è difeso Saccomanni il quale ha osservato che il «momento è difficile » ma si è detto convinto che il governo «non cadrà» e che «prevarrà il senso di responsabilità».
La questione delle tasse resta dunque tutta appesa alle decisioni dei prossimi giorni. «Le opzioni oggi non sono semplici né indolori e richiedono scelte da parte delle forze politiche», ha osservato il ministro lanciando la palla alla politica. Dato per scontato che il consiglio dei ministri domani affronterà con una manovra di aggiustamento la corsa del deficit (fuori strada per almeno 1,6 miliardi), si tratta di intervenire sull’Iva. Su questo Saccomanni è sembrato dire una parola definitiva: «Alla fine troveremo il miliardo per scongiurare l’aumento », ha annunciato in vista del rincaro pronto a scattare il 1° ottobre. Tagli e immobili, ma non è nemmeno escluso un aumento delle accise sulla benzina di 4 centesimi che darebbe 1,5 miliardi di gettito.
Ma è l’Imu la patata bollente, sulla quale il Pdl non sembra mollare e che il governo sembra volerspostare il più in avanti possibile, ovvero nella legge di Stabilità. Saccomanni è contrario all’anticipo della «service tax» e ha opposto il suo «no» all’idea emersa all’interno dello stesso governo di sostituire la seconda rata Imu del 16 dicembre con un debutto della tassa sui servizi già da quest’anno. Tuttavia se questa sarà la strada bisognerà trovare anche 1,1 miliardi per la parte patrimoniale della Tares, congelati nell’aprile scorso, e pronti a scattare a dicembre, tant’è che molti Comuni hanno già messo in bilancio il rincaro di 30 centesimi al metro quadrato. L’Anci, che temeva per il pagamento degli stipendi degli impiegati, ieri ha ricevuto dal governo i 2,3 miliardi per compensare la cancellazione della prima rata Imu. Il problema si riproporrà a dicembre e ieri l’organizzazione dei Municipi si è espressa a favore dell’anticipo della service tax: «L’anticipo al 2013 della service tax certo non ci trova elemento di resistenza, si tratta di vedere come viene costruita », ha detto ieri il vicepresidente dell’Anci Alessandro Cattaneo(Pdl).
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